CELESTE | 19-21 Gennaio |Sala Teatro

CELESTELOCANDINAesp

<<la chiamavano ” Pantera nera ” e faceva la spia di Kappler. fu l’incubo del Ghetto, quelli che lei salutava per la strada venivano subito arrestati. Per la vergogna suo padre si consegnò alle SS>>

Nel 1925 a Roma, nel Ghetto ebraico, nacque da Settimio ed Ersilia, Celeste di Porto. Non si sa molto di lei, ma alle cronache, su qualche articolo di giornale, qualche ancor non troppo logora memoria tira fuori questa vecchia, impolverata ma spietata storia. La storia della “pantera nera”. Di quella bellissima e fatale ragazzina di diciotto anni che, dopo il rastrellamento del ghetto romano ad opera dei tedeschi guidati da Kappler, decide di diventare una delatrice. Di vendere gli ebrei. I suoi concittadini. Inizia così un vero e proprio periodo buio per gli ebrei del ghetto italiano; coloro i quali venivano “salutati” con un cenno della mano da colei la quale era riconosciuta come una delle più belle ragazze di Roma, non aveva scampo. Per ogni “capo”, lei guadagnava cinquemila lire. E non importa se a finire nelle mani delle camicie nere fossero donne, bambini o uomini. No. La “pantera nera” era indifferente al genere, alle età. Solo la sua famiglia, doveva essere risparmiata. Ma il padre non riuscì a portare questo enorme peso sulla coscienza, e si consegnò alle SS. I fratelli, tra cui Angelo, tanto amato, la rinnegarono. Solo la madre continuò a volerle bene.

Carcere di Regina Coeli, Roma, anno 1994. Sui muri della cella numero 306, terzo raggio, incisa con un chiodo si legge (si leggerà ancora?) la scritta:

“Sono Anticoli Lazzaro, detto Bucefalo, pugilatore. Si non arivedo la famija mi e’ colpa de quella venduta de Celeste Di Porto. Rivendicatemi”.

Una tragica denuncia in poche righe.

Anticoli fu arrestato il 23 marzo 1944 al mattino; un povero ragazzo del Ghetto, si guadagnava da vivere combattendo sui ring di terza categoria. Era sposato da poco e aveva una bambina. Quando andarono a prenderlo riuscì ad abbattere tre militi fascisti prima di essere trascinato in carcere. A denunciarlo era stata Celeste. Quella sera, nel suo ufficio di via Tasso, il colonnello Kappler stava compilando l’ elenco dei 330 italiani di cui Hitler aveva chiesto la morte per rappresaglia all’ attentato di via Rasella e alla strage dei 33 poliziotti tedeschi. Gli mancavano cinquanta nomi e li chiese al questore di Roma, Caruso. Costui, esitante, si rivolse al ministro degli Interni Buffarini Guidi, che gli rispose:

“Daglieli, daglieli, se no chissà cosa ci fanno…”.

Caruso racimolò quanti più infelici poté, ma non bastavano. Disse Kappler:

“Allora trovate qualche ebreo”.

Ma Lazzaro Anticoli non avrebbe dovuto morire. Nella lista di Kappler non c’era infatti, il suo nome, bensì quello di Angelo Di Porto, fratello della pantera nera, arrestato lo stesso giorno; all’ultimo momento il suo posto nell’elenco, per mano di Celeste, venne preso da Anticoli e Angelo si salvò.

Caduto il regime, si trasferì a Napoli. Scelse una nuova identità, si fece chiamare Stella Martinelli, prostituta in una casa d’ appuntamenti. Un giorno entrarono tre ebrei romani, la riconobbero e la denunciarono. Fu portata a Roma a Regina Coeli. Una prima volta evase, una seconda non le riuscì e dovette affrontare il processo nel 1947. Tentò di difendersi e non poté quasi parlare. Il pubblico di ebrei e di parenti dei martiri le urlava il suo odio, più volte fu necessario sgomberare l’ aula e lei si proclamava innocente, le accuse erano calunnie, guardava la gente con gli occhi neri lampeggianti di sfida. Fu condannata a dodici anni, ne fece soltanto tre tra condoni e amnistie e uscì dal carcere di Perugia nel 1950, dopo un periodo trascorso a Viterbo. Chissà cosa le accadde in quei tre anni di detenzione. Si disse che la prese una crisi mistica. Si convertì alla religione cattolica, divenne tutta cappellano e chiesa. Voleva addirittura farsi monaca e, una volta tornata in libertà , fu ospitata in un convento di clarisse di Assisi, dove la sua nuova vocazione mistica era stata presa per buona. Si sa però che un anno più tardi fu cacciata, troppo in contrasto con i principi della regola. Di lei, in seguito, s’è perduta ogni traccia. Qualcuno dice che restò a Centocelle, sposata e casalinga. Altri giurano che fuggì a Milano e cambiò nuovamente identità. In qualsiasi caso, di lei, resta solo la fama. La feroce fama di pantera nera.

Scritto e diretto da Fabio Pisano

Con:
Francesca Borriero
Roberto Ingenito
Claudio Boschi

Suggestioni sonore:
Francesco Santagata

Costumi:
Liberaimago

Assistente regia:
Francesco Luongo

Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara).
Ingr. 12 euro. Tessera associativa gratuita
Venerdì – Sab ore 21.00 / Dom ore 18.00

PRENOTAZIONI http://j.mp/prenotaTS1
Per info: 3494356219- 3298027943
www.teatrostudiouno.com – info.teatrostudiouno@gmail.com

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ERA MEGLIO SE FACEVO L’ATTORE |18-21 Gennaio |Sala Specchi

 

locandina A3 alta qualità

Di e con Andrea Onori
Consulenza artistica Mariagrazia Torbidoni
Produzione virgolatreperiodico

Teatro Studio Uno
18-21 Gennaio (Sala Specchi)

ho fatto a pezzi cuore e mente
per cadere in servitù di parole?

Affidarsi allo scheletro della troppo, troppo solida opera per gettare lo sguardo più in là. Allontanarlo dalla nebbia e farlo sedere su un palco. Sopra c’è Andrea, attore. E Amleto, aspirante tale. I due si guardano, ma non si riconoscono. Devono fare qualcosa, ma non sanno da dove iniziare. Aspettano.
Su una cosa sono d’accordo: l’Adanimarca oggi non è il migliore dei mondi possibili. Non tanto per la guerra, ma perché nessuno prende le cose sul serio. Servi e padroni non combattono più: vanno a banchetto insieme e si scambiano sorrisi in televisione? Ai meritevoli è chiesto di farsi da parte, mentre assassini e bugiardi siedono sullo scanno più alto? E chi a fatica riesce a conquistare il suo guscio d’uovo passa il tempo a volerlo difendere, guardando chiunque si avvicini con sospetto e terrore.
Solo a teatro le cose sembrano andare bene. Per questo tutti vogliono fare gli attori.

Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara).
Ingr. 12 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Sab 21.00 / Dom ore 18.00

PRENOTAZIONI http://j.mp/prenotaTS1
Per info: 3494356219- 3298027943
www.teatrostudiouno.com – info.teatrostudiouno@gmail.com

partendo da una premessa, questo è un format, posso garantirvi che la fedeltà al testo ed alle trovate sceniche è ben lontana da quella del testo originale di John Buchan e soprattutto dalla messa in scena Londinese, chi ha visto le due versioni può confermarvelo, siamo partiti da questo adattamento e lo abbiamo portato ai nostri ritmi ed al nostro modo di fare teatro, basti pensare che l’originale dura circa 30 minuti di più pur avendo le stesse scene, il cinismo il sarcasmo e l’humor nero fanno parte delle nostra cifra comica, forse si può dire che sotto questo aspetto siamo vicini agli inglesi.

Nello spettacolo i personaggi sono (ben) caratterizzati e diversificati tra loro piu da accenti o

difetti di pronuncia che dai costumi. La scelta di introdurre dialetti italiani nell’adattamento di un
testo inglese è stata dettata semplicemente dalla necessità di sostituire gli originari localismi
linguistici, oppure da una vostra precisa scelta registica (magari dalla volontà di aumentarne il tasso
di comicità)?

Il testo prevede una serie di dialetti, messi credo sia per caratterizzare più i personaggi che per scatenare ilarità, portandolo in Italia abbiamo dovuto adattarlo ai nostri anche se abbiamo evitato di fare dei dialetti veri e propri, prendendo per lo più delle cadenze, questo di conseguenza aumenta la comicità, anche se credo che la forza di questo spettacolo sia più sulla comicità di azione che di parola.
Una scenografia estremamente essenziale si coniuga a un impatto palpabile sul pubblico, in cui a
esaltarsi sono l’istrionica abilità degli attori di muoversi in scena e la loro capacità di “cambiare
ruolo” agli oggetti. È una tecnica già sperimentata dalla compagnia e/o dalla regia, o è stata
applicata unicamente alle esigenze di questo spettacolo?

Ecco una delle differenze dall’originale, dove gli attori giocano in una scatola nera portando oggetti in scena, noi abbiamo optato per togliere le quinte e far vedere tutto quello che avremmo usato e tutto quello che avremmo indossato, a far chiedere al pubblico ora cosa ci faranno con quell’ oggetto? Abbiamo sfruttato tutte le nostre capacità istrioniche ed abbiamo cercato di far rivivere quella sensazione che si ha da bambini dove un qualsiasi oggetto si può trasformare ad esempio una semplice bottiglia può diventare Exalibur.

Quello che è sperimentato dalla compagnia è  lavorare su sceneggiature di film, forse anche per un tipo di stile di regia si avvicina molto al nostro modo di fare, per il resto è tutto figlio di sperimentazioni ci piace prenderci nuove sfide

Una curiosità finale sui quaranta personaggi interpretati solamente da quattro attori, quindi, tutti al
maschile. Quale significato attribuite a questa scelta: modo per estremizzare la portata comica
dell’adattamento, semplice necessità dettata dall’indisponibilità di attrici, what else?

Ahahah è colpa mia cioè del regista, leggendo vari cose su i 39 scalini ho letto che la prima versione era fatta da quattro uomini, e questa cosa mi ha intrigato, far fare le donne agli uomini comunque può essere un grosso vantaggio o uno svantaggio dato dal fatto che potresti scimmiottare un ruolo femminile, ma se lo pensi come un personaggio e non cadi negli eccessi può rendere la cosa più divertente ed intrigante.

IL GIOVANE RICCARDO |11-14 Gennaio |Sala Teatro

IL GIOVANE RICCARDO |11-14 Gennaio

|Sala Teatro

LOCANDINA A4 (2 versioni)

Il Giovane Riccardo
11-14 Gennaio – Sala Teatro

Di Alberto Fumagalli
Regia Alberto Fumagalli, Tommaso Ferrero

Con Alberto Fumagalli, Loris Farina, Antonio Muro, Alice d’Hardouin Bertini,Ludovica D’Auria

Produzione Teatro Studio Uno

“Il giovane Riccardo” è un progetto liberamente tratto dall’opera shakespeariana “Riccardo III” Riccardo, figlio deforme e poco amato dalla propria famiglia, attraverserà la sua giovinezza condannato dalla sua vera natura e dal rifiuto della società. Scuola, amici, amori, sport, niente riuscirà ad accettare il primo genito della casata degli York. Storpio, timido e inadatto, Riccardo proverà amore, paure, gioie e desideri, come ogni giovane ragazzo. Il continuo e violento rifiuto muterà il carattere di Riccardo. Il suo silenzioso e pacato carisma, la sua mai riconosciuta intelligenza, si muteranno in muta violenza, studiata vendetta e insaziabile ambizione.

Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara).
Ingr. 12 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Dom ore 21.00

PRENOTAZIONI http://j.mp/prenotaTS1
Per info: 3494356219- 3298027943
www.teatrostudiouno.com – info.teatrostudiouno@gmail.com

LO SCHIACCIANOCI |Teatro Bambini| Sabato 16 Dicembre ore 17|

LO SCHIACCIANOCI |Teatro Bambini|

Sabato 16 Dicembre ore 17|

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Teatro Macondo
Presenta

LO SCHIACCIANOCI
e il re dei topi

Liberamente tratto dall’omonimo racconto di E.T.A. Hoffmann

SABATO 16 DICEMBRE ore 17

di Emilio Barone e Francesco Petti
con Emilio Barone
musiche originali Francesco Petti
suoni e voci Emilio Barone 
regia Francesco Petti

Per tutta la giornata del 24 dicembre i bambini dell’ufficiale Stahbaum non avevano avuto il permesso di entrare nel soggiorno e tanto meno nel salone. Fritz e Marie se ne stavano rannicchiati in un angolo della stanzetta sul retro; calava la sera e i bambini si inquietarono molto vedendo che nessuno entrava per portare il lume come ogni giorno. Fritz sussurrò alla sorellina di aver sentito sin dal primo mattino, nelle stanze chiuse a chiave, fruscii, rumori metallici e lievi colpetti. E poi un omino nero…”

Chi sono Fritz e Marie? Chi è lo strano e bruttissimo individuo che ama fabbricare giocattoli? Chi sarà l’omino di legno con i denti aguzzi di cui Marie si innamorerà? Che mondi si possono nascondere dietro dei semplici giocattoli?

Questi sono solo gli indizi iniziali della favola incantata in cui Hoffmann ci condurrà. Un viaggio dentro l’immaginazione e i sogni di una bambina che, attraversando le proprie paure, diventerà grande. Lo Schiaccianoci sarà il suo aiutante, che la trascinerà in un regno popolato di topi, fate, soldatini, principi, principesse, regine cattive e perfidi re. Una storia che racchiude altre storie, che si muovono come cerchi concentrici in cui Hoffmann ci fa smarrire per poi ritrovarci. Sono mondi paralleli, mondi spaventosi, mondi zuccherosi, mondi onirici, dei sogni, mondi fantastici in cui perdersi ad ogni età.

Quello che faremo sarà raccontare a modo nostro una delle fiabe natalizie più famose di tutti i tempi. E allora le ambientazioni diventeranno suoni, le voci daranno vita a personaggi reali e magici, la musica diventerà anch’essa come una voce per raccontarci e accompagnarci all’interno di questi mondi. Una fiaba sonora, una scatola magica in cui tutto può succedere!

Ogni storia attraversa mille vite e questo accade grazie al narrare, al tramandare, al raccontare. Lo Schiaccianoci prende vita dalla penna del visionario E.T.A. Hoffmann, si trasforma nelle parole di Dumas, diventa danza con Cajkovskij e arriva fino ai giorni nostri.
​Ci piace pensare che anche noi insieme al giovane pubblico che incontreremo contribuiremo alla lunga vita di questa meravigliosa fiaba.

Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara).

Ingr. 6 euro. Tessera associativa gratuita
Sab 16 Dicembre ore 17:00


PRENOTAZIONI
 http://j.mp/prenotaTS1

Per info: 3494356219- 3298027943

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TERESA SANTA, PUTTANA E SPOSA| Capitolo 2 |La fanciulla che sgozzò il caporale con il coltello per tagliare la carne secca

Teresa santa, puttana e sposa | Capitolo 2
La fanciulla che sgozzò il caporale con il coltello per tagliare la carne secca

teresa

di Marco Bilanzone
regia Lorenzo Montanini
ass. Regia Alessia Matrisciano
Con Nadia Rahman-Caretto Flavia G. de Lipsis Jessica Granato
Eleonora Turco Matvey Iosifovic Whisperman Riccardo Marotta
Costumi Valentina Cardinali

SINOSSI

Di come Teresa conosce la libertà e la schiavitù e di come impara l’amore e la vendetta. Venduta appena tredicenne alla libidine del potente “caporale” Giustino (detto “Giusto”) Edoardo de la Rosa che la rinchiude in una stanza e la doma a forza di frustate, Teresa riuscirà a liberarsi solo grazie all’aiuto, inconsapevole, di Daniele, suo primo amore.
Di come siamo venuti a sapere tutto attraverso la voce delle tre sorelle Morali, dirimpettaie del caporale che spiano attraverso le finestre quello che accade nella casa di fronte – e nel resto del paese. Ultime rampolle di una famiglia di grandi ricchezze, intristiscono nell’attesa dello zitellaggio e nella speranza, vana, che Daniele sposi almeno una di loro.
E di come è facile confondere criminali e dabbenuomini, di come col parlare dolce si ottengono confessioni e testimonianze, e di come rinacque colei che era morta sotto la cinghia, sotto la frusta, sotto il ferro da stiro, Teresa Battista, fatta di miele e di coraggio.

NOTE DI REGIA

Tu, che consoli, che non esisti e perciò consoli,
Dea greca, concepita come una statua viva,
o patrizia romana, impossibilmente nobile e nefasta,
o principessa di trovatori, gentilissima e colorita,
o marchesa del Settecento, scollata e distante,
o celebre cocotte dell’epoca dei nostri padri,
o non so che di moderno – non capisco bene cosa -,
tutto questo, qualsiasi cosa tu sia, se può ispirare che ispiri!
A. De Campos (F. Pessoa)

Questo secondo capitolo della saga di Teresa, santa puttana e sposa è forse il più oscuro e drammatico dell’intera serie. Il primo in ordine cronologico, racconta la terribile infanzia della protagonista; i toni sono cupi, quasi antitetici rispetto al primo capitolo e la storia è un susseguirsi senza soluzione di continuità delle peggiori nefandezze in un universo di personaggi sempre negativi e anche l’unico raggio di sole che sembra apparire si rivela ben presto un’illusione.
Così è l’inizio della vita di Teresa e cercheremo di raccontarlo con leggerezza, mescolando commedia e tragedia, con elementi grotteschi e divertenti, tra movimento e parola. Anche la scelta dello spazio – la sala specchi – contribuisce con la sua dimensione ridotta, al racconto della storia che sembrerebbe, fino all’ultimo, non avere via d’uscita.
Il racconto è affidato quasi interamente alle voci e ai pettegolezzi di paese: come era nel primo episodio tutto avviene per sentito dire, le notizie arrivano per bocca di qualcun altro come si confà alle leggende. Ciò non fa che amplificare il senso della tragedia, ponendo la domanda: che cosa è vero? La rivelazione delle ingiustizie della vita ci porta a porre le domande alla base della nostra esistenza, a scoprire la molteplicità del vero, della sua non-unità che è la scoperta fondamentale della coscienza tragica. Forse per questo, in un momento storico in cui la realtà è una grande confusione di notizie vere e false e stiamo perdendo progressivamente la capacità di discernimento, la tragedia oggi può tornare ad avere senso come bussola etica; la conseguenza della domanda che cosa è vero diviene così: chi ha ragione? La giustizia si afferma nel mondo? La verità trionfa? Quali sono i suoi limiti?
Teresa sopravvive all’invivibile, all’oscurità in cui il pensiero si spegne, pensa l’impensabile e viene travolta da eventi che non sa giudicare né concepire; e alla fine si trova sola di fronte al destino che, come scriveva Borges, è l’istante in cui l’uomo sa (o scopre) per sempre chi è.

Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara).
Ingr. 12 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Dom ore 21.00

PRENOTAZIONI http://j.mp/prenotaTS1
Per info: 3494356219- 3298027943
www.teatrostudiouno.com – info.teatrostudiouno@gmail.com

ME|7-10 Dicembre| Sala Specchi

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Me è il racconto di un corpo.
Ci sono volute 500 rose per costruire gli organi del corpo che viene raccontato qui e forse ce ne vorrebbero ancora. Mentre le costruivo mi chiedevo perché così tante, poi ho trovato la risposta. Dovevano raccontare quello che è nascosto in ognuno di noi, quello che sta dentro e che spesso fa anche ribrezzo, ma io volevo raccontarne la bellezza. I fluidi, il sangue, la carne, la connessione delle parti, il dentro e il fuori, in una macchina perfetta, che resiste, nonostante tutto. Parto dalla morte, per approdare alla sete di vita e questo è un viaggio a ritroso, un’azione psicomagica per sconfiggere la paura di morire.

ME
di e con Ilaria Migliaccio
scene e luci Franca Battaglia Teatro
video Juan Pablo Etcheverry
una produzione Franca Battaglia Teatro
grazie all’ospitalità del Teatro Studio Uno e al Bando Pillole
saremo in scena dal 7 al 10 dicembre 2017

info e prenotazioni 349 435 6219
Teatro Studio Uno

Via Carlo della Rocca,6

NANO EGIDIO CONTRO IL MALE DI VIVERE| 7-10 Dicembre |Sala Teatro

NANO EGIDIO CONTRO IL MALE DI VIVERE|

7-10 Dicembre |Sala Teatro

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NANO EGIDIO CONTRO

IL MALE DI VIVERE SPESSO INCONTRATO

un kolossal intimista di teatro povero

di Marco Ceccotti

con Marco Ceccotti, Francesco Picciotti e Simona Oppedisano

regia Nano Egidio

luci Camila Chiozza

Residenza 2016-17 Teatro Studio Uno

 

 

 

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Dal 7al 10 dicembre 2017

Teatro Studio uno via Carlo della Rocca, 6  Roma

 

Il Nano Egidio, collettivo teatrale indie di attori e pupazzi è in scena al Teatro Studio Uno dal 7 al 10 Dicembre.
Nano Egidio contro il Male di Vivere Spesso Incontrato, è una favola catastrofista, una commedia bizzarra e amara che ci racconta di un mondo fantastico in pieno clima di terrore.
I due protagonisti, il sacerdote Batman e Il Presidente Nano Egidio, divisi da differenti e contrastanti scelte di vita, affrontano dei pericolosi nemici, non più i classici cattivi fumettistici o dei cartoni, bensì le paure, le crisi e le ansie che caratterizzano i nostri tempi. Lo spettacolo si ispira ai film d’azione americani senza averne i soldi e i mezzi.  Gli effetti speciali e il montaggio rapido, tipici di questo genere cinematografico, vengono ricreati in scena tramite la manipolazione dei più disparati giocattoli e pupazzi e la costruzione di gag estreme e demenziali.

 

Il Nano Egidio è uno dei gruppi cult della scena off romana, una formazione che da 7 anni, mescolando brillantemente elementi di teatro di figura, comicità di situazione, personaggi dell’immaginario popolare e POP realizza degli spettacoli che sono un mix esplosivo di ironia, risate e divertimento.

“NANO EGIDIO CONTRO IL MALE DI VIVERE SPESSO INCONTRATO” dal 7 al 10 Dicembre

Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara).

Ingr. 12 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Dom ore 21.00,

PRENOTAZIONI http://j.mp/prenotaTS1

Per info: 3494356219- 3298027943

www.teatrostudiouno.com – info.teatrostudiouno@gmail.com

 

 

 

NONSO E NONSA | Teatro Ragazzi | 1-2-3 Dicembre

Nonso e Nonsa sono due pupazzi da tavolo, marionette manovrate a vista dall’animatore.
Due personaggi teneri e buffi alle prese con problemi e conflitti semplici o insormontabili, che vivono in un mondo di oggetti antichi e cercano di capire come funziona l’esistenza.
Il pubblico li segue nei loro tentativi, ride di loro e di se stesso, riconoscendosi nella loro
ingenuità e caparbietà.
Lo spettacolo, apprezzato sia dai bambini che dagli adulti, è composto da brevi quadri
poetici, di una comicità delicata, tipica dei film muti di inizio ‘900.
“Valeria Bianchi e Angela Malvasi hanno conquistato i cuori degli spettatori con la loro prima performance di teatro di figura in India, avvenuta mercoledì presso The Heritage School.
Dando vita alle marionette da tavolo con i loro suoni evocativi e la loro gestualità, il duo ha presentato uno spettacolo avvincente dal nome NONSO E NONSA. Il signor Nonso, la signora Nonsa e il Macho Sasà sono i personaggi dello spettacolo costruiti in carta, dalle affascinanti espressioni e magnifici costumi.
Dimostrando un alto livello di sincronizzazione, le artiste tengono alto il ritmo con i loro movimenti agili e le loro espressioni vive. […]
Lo spettacolo, colmo di scene comiche di una innocente e poetica ironia, ha ricevuto il
potente applauso del pubblico. Alla fine, l’amore e la gioia emergono come temi essenziali della vita, lasciando un sentimento di persistente allegria sia tra i bambini che tra gli adulti. Nei loro movimenti fluttuanti, nell’incessante invettiva dell’arrabbiata Nonsa, nel sonoro russare e nello straziante pianto di Nonso, le artiste italiane diventano una sola cosa con i loro personaggi, creando il background sonoro.
Nella presentazione si potrebbero anche ritrovare sottili allusioni alla cultura italiana,
sebbene lo spettacolo nella sua interezza sia una prova di moderno teatro di figura.”
(ANUPMA KHANNA, da “Italian puppeteers win hearts, entertain
spectators”, THE PIONEER, DEHRADUN, 4 APRILE, 2013)

1-2-3-DICEMBRE

Venerdi ore 19, Sabato e Domenica ore 17.

CHIEDILO ALLE NUVOLE| Sabato 26 Novembre|Teatro Ragazzi

chiedilo alle nuvole

 

 

 

Stagione ragazzi Teatro Studio Uno
Sabato 25 novembre ore 17.00

CHIEDILO ALLE NUVOLE
di Alessandra Chieli
con Anton Giulio De Guglielmo | Alessia Sorvillo
in video Anna e Angela Bellet Grava

scene Domenico Latronico
aiuto scenografo Dario Vegliante
musiche e costumi Alessandra Chieli
riprese Sebastien Bellet Grava | Alberta Spinazzè

montaggio video Alessandro Gallo
regia Alessandra Chieli

Chiedilo alle nuvole è un viaggio divertente che prova a seminare un po’ di dubbi in qua e in là, senza invadenza e con tante risate!
Nodilì e Nodilà con la loro stramba navicella, guidati dalla Signora del Tempo, proveranno a capire come si viaggia, perché si viaggia, a cosa serve viaggiare, con cosa si può viaggiare, raccontando di
viaggi e viaggiatori, presenti e passati. Le due creaturine viaggeranno insieme ai bambini, insieme a coloro che, come diceva un famoso poeta, trovano tutto nel nulla, e nulla nel tutto cercando di
raggiungere due vere piccole viaggiatrici, Anna e Angela, in viaggio in bicicletta con i loro genitori da quasi due anni in America Latina.
Perché nasce Chiedilo alle nuvole? Perché il viaggio racchiude un potere speciale, quello di farci vedere le cose per come sono, perché cresciamo sempre più spesso circondati dalla paura, perché
farci domande dovrebbe essere un allenamento giornaliero, perché la felicità esiste, perché non dobbiamo avere paura di quello che sentiamo, perché la curiosità va alimentata sempre e dovunque,
perché diversità è ricchezza, perché gli altri sono fondamentali.
Uno spettacolo, un gioco, un viaggio nel tempo che con leggerezza e poesia vuole provare a farci dire “e peché no”? Ricordandoci che con gli occhi giusti la nostra stessa vita può essere un grande viaggio.

(dai 3 anni, con adulto accompagnatore)

Teatro Studio Uno Sabato 25 novembre ore 17.00
Ingresso 6 € a persona
PRENOTAZIONI http://j.mp/prenotaTS1
Info 349 4356219 – 329 8027943
info.teatrostudiouno@gmail.com
www.teatrostudiouno.com

LETTERA AL PADRE |30 Nov-3 Dic|Sala Teatro

LABit presenta

letterada F. Kafka
adattato diretto e interpretato da
Gabriele Linari

La compagnia teatrale LABit rende omaggio a Franz Kafka portando sulla scena un lavoro introspettivo: “Lettera al padre”, uno scritto personale dell’autore praghese. Una confessione accorata al genitore autoritario e arrogante, mai pervasa da rancore. Un vero e proprio conflitto nei confronti di una figura che incarna l’autorità assoluta, rappresentante di un mondo utilitaristico e pratico, ben lontano dalle aspirazioni dello scrittore. Ognuno di noi si potrà identificare in questo duro contrasto tra generazioni. Sul palco l’attore e regista Gabriele Linari, pochi gli elementi scenici ad accompagnare il monologo, in un susseguirsi di emozioni legate da un filo di instancabile ironia. A scandire il percorso nei meandri della mente di Kafka, le musiche originali di Luca “Jontom” Tomassini con cadute dissonanti e toccanti picchi melodici.
Kafka scrisse la Lettera al padre nel 1919 anno in cui le sue pubblicazioni iniziavano a fare il giro d’Europa. Franz affidò lo scritto a sua madre perchè lo consegnasse al destinatario. Hermann Kafka non ricevette mai la lettera di suo figlio.

“Ciò che mi turba ti tocca appena…ciò che per te è innocenza per me può essere colpa, ciò che per te non ha conseguenze può annientarmi” (da Lettera al padre di F. Kafka)

fonica e luci Flavio Tambuirrini
aiuto regia Alessandro Porcu
musiche originali Luca Jontom Tomassini
adattato, diretto e interpretato da Gabriele Linari

dal 30 novembre al 3 dicembre
TEATRO STUDIO UNO
Via Carlo della Rocca, 6

PRENOTAZIONI http://j.mp/prenotaTS1
Info 349 4356219 – 329 8027943
info.teatrostudiouno@gmail.com
www.teatrostudiouno.com

Biglietto: 12 € (tessera del teatro gratuita)