IL FIGLIO DI BAKUNIN | 18-21 Ottobre |Sala Teatro

IL FIGLIO DI BAKUNIN | 18-21 Ottobre| Sala Teatro43530814_251530478842373_2377426700855148544_nIl figlio di Bakunìn
Di Sergio Atzeni

Adattamento e regia
Marco Usai

Con
Marco Ceccotti. Tiziano Caputo, Piero Grant, Valeria Romanelli

Disegno luci Matteo Ziglio
Scenografia Giuseppe Grant

“Vai a Guspini, i guspinesi hanno buona memoria, era un loro compaesano, sanno tutto, se chiederai racconteranno. E scoprirai quel che resta di un uomo, dopo la sua morte, nella memoria delle parole altrui.”

Tutti conoscono Tullio Saba, noto nel suo paese come il figlio di Bakunìn. Tutti hanno condiviso con lui un pezzo della propria vita e si sentono, quindi, in diritto di parlarne, soprattutto se è un giornalista estraneo a chiedere di lui. Ma nei ricordi di ogni persona si aggiunge un dettaglio, una peculiarità sul carattere e sulla vita di Tullio Saba che arricchisce e contraddice l’intervista fatta precedentemente. Ogni narratore nel parlare del figlio di Bakunìn racconta anche una parte della propria vita, così che alla fine di ogni resoconto si aggiunge all’esperienza di Tullio quella di chi lo ha conosciuto.
Alla fine del viaggio, la storia di quest’uomo viene creata dalle testimonianze popolari, che attraverso i resoconti e la memoria diventa racconto e leggenda.

Sinossi
Tullio Saba è un uomo che vive nella memoria delle persone che ha conosciuto e rivive nei racconti di chi è chiamato a parlare. Un giornalista si aggira tra Guspini e Cagliari, chiedendo chi fosse il figlio di Antoni Saba, un calzolaio anarchico soprannominato Bakunìn; intervista ex colleghi di miniera, donne che lo hanno conosciuto da ragazzo o che lo hanno amato, avversari politici, giudici, carabinieri e gente del posto.
La sfortuna dei Saba, famiglia di commercianti, comincia con l’avvento del fascismo e Tullio si forma come ragazzo proprio nelle giornate passate in miniera a lavorare lontano da casa. Per alcuni era uno lavoratore mediocre, per altri un ragazzo onesto che contribuiva al sostentamento della famiglia portando i soldi alla madre, rimasta presto vedova. Nella fatica e nelle giornate buie si rafforza il rapporto con quei colleghi che presto diventeranno suoi stretti amici e compagni politici. L’omicidio del direttore della fabbrica, per cui Tullio Saba viene processato con altri colleghi e poi tutti assolti, e la seconda guerra mondiale portano Tullio lontano dalla Sardegna: c’è chi dice sia stato insignito dagli americani di una medaglia d’argento, chi invece afferma di averlo visto a Napoli fare traffici loschi con un camorrista di nome Gennaro. Al ritorno, la situazione politica non è cambiata, lo scontro tra padroni e sindacati si fa sempre più duro: vittorie parziali per i diritti dei lavoratori che spesso hanno il sapore della sconfitta. Passa poco tempo: Tullio Saba incontra e si unisce, questa volta, ad un complessino musicale che gira per il territorio della Marmilla tra feste e matrimoni. Per alcuni era un cantante mediocre con una voce insignificante, per altri un conoscitore della musica straniera portata in Italia dagli americani. Serenate, litigi per una donna promessa sposa finiti in rissa e ossa rotte. Quando però la maturità chiama Tullio al suo ingresso in politica, la distanza tra la rivoluzione immaginata e il lungo percorso di lotta che bisognava intraprendere per realizzarla finisce per demoralizzarlo, per farlo chiudere nei suoi ricordi. Per alcuni era un politico onesto che parlava con parole semplici alle masse, per altri uno sporco approfittatore delle situazioni più dure. Discendente di cavalieri sardi e capopopolo giusto, oppure politico cinico, ambizioso, pronto a sfruttare le disuguaglianze? Anarchico, minatore, uomo di lotta, folle, manipolatore, ladro? Ribelle, lavoratore, morto in patria o scappato all’estero con le proprie ricchezze. Le opinioni su Tullio Saba non consegnano al giornalista un ritratto uniforme e chiaro, ma delineano la figura di un uomo libero le cui sfumature si perdono nella memoria di chi lo ha conosciuto e diventano leggenda.

L’adattamento e lo spettacolo hanno come obiettivo quello di rimanere fedeli alla struttura del romanzo di Sergio Atzeni in cui prendono la parola un gruppo eterogeneo di voci collegate dall’interesse comune per la figura di Tullio Saba. Nella trasposizione scenica si mantiene saldo il rapporto tra i personaggi e i luoghi che fanno da sfondo ad una storia che diventa leggenda e, in quanto tale, universale.
La porta della memoria viene realizzata scenograficamente e divide lo spazio in due ambiti: quello in cui i ricordi sono appena richiamati e quello dove vengono realizzati con chiarezza tramite il filtro del giudizio che ogni personaggio utilizza. Due panche al centro della scena rappresentano la piazza del paese e contemporaneamente gli strumenti del gioco del racconto, mentre una cassapanca sullo sfondo fornisce abiti e piccoli strumenti centrali nelle narrazioni.
Le possibilità di adattamento dell’opera di Atzeni sono molteplici e diverse tra loro; in questa occasione si è scelto di soffermarsi sulla storia delle persone che prendono la parola collegata agli avvenimenti nazionali, raccontata attraverso le voci della provincia, tra gli anni ’20 e ’50 del secolo scorso in cui la società subisce e si fa complice, allo stesso tempo, di epocali cambiamenti politici, economici e culturali. Lo strumento della messa in scena è la narrazione, attraverso cui i personaggi richiamano, oltre la figura di Tullio Saba, i fatti più importanti dell’epoca, come le visite di Mussolini nelle province, gli accordi sindacali, i comizi ai contadini e ai proletari che avevano preso coscienza di classe, l’arrivo della musica straniera, il desiderio di costruire un avvenire migliore per liberarsi da una realtà triste e deludente. La storia mondiale e quella personale sono fortemente legate tra loro e i brevi richiami, che ogni personaggio fa risaltare durante la propria intervista/monologo, danno la possibilità di contestualizzare il particolare nell’universale. Il figlio di Bakunìn è un breve viaggio che dura trent’anni, durante i quali verità e finzione contribuiscono a sviluppare la leggenda di Tullio Saba, e a creare la Storia nella memoria collettiva.

Teatro Studio Uno – Via Carlo della Rocca, 6

349 4356219 – 329 8027943 | info.teatrostudiounogmail.com

Prenotazioni: https://bit.ly/1mljBde

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LA VERA STORIA DI CAPPUCCETTO ROSSO| Sab 20 ott e dom 21 ott|

Cappuccetto 1studio

LA VERA STORIA DI CAPPUCCETTO ROSSO

  • Sabato 20 ore 17
  •  Domenica 21 ore 11

Ingresso 6€ – tessera associativa gratuita

Dai 4 anni in su.

CAPPUCCETTO ROSSO
Il classico Narratore viene detronizzato da un nuovo Narratore inesperto che
si lascerà pian piano sopraffare dei personaggi della favola e dalle loro
richieste.
In primis: la mamma di Cappuccetto Rosso, che rivendica la propria
importanza, mai abbastanza riconosciuta, e che magicamente farà entrare
nel piccolo cestino destinato alla povera nonna malata, ogni ben di Dio.
Cappuccetto Rosso, troppo chiacchierona e canterina, mentre è alla ricerca
del suo Principe Azzurro, si scontra con il cattivo… che no, non è il lupo, ma il
Narratore.
Il lupo, in preda a crisi di identità a proposito della sua cattiveria, riuscirà a
mangiare Cappuccetto Rosso e la frizzante nonna ballerina diventata nel
frattempo sua alleata e compagna di sventura?
L’arrivo di Salvatore, il cacciatore, riuscirà a riportare ordine in questa favola?
Mah! In bocca al lupo!

Teatro Studio Uno – Via Carlo della Rocca, 6

349 4356219 – 329 8027943 | info.teatrostudiounogmail.com

Prenotazioni: https://bit.ly/1mljBde

TUTTI SUL PALCO LAB|laboratorio bimbi 5-10 anni|lunedi 1 ottobre|ore 17|prova gratuita

loc bimbi

L’importanza che la disciplina teatrale riveste è ben nota e risiede nel fatto di essere una disciplina completa: attraverso il gioco, lingua primaria del bambino, vengono sollecitati ed attivati contemporaneamente tutti i canali di comunicazione di cui egli dispone, e cioè il linguaggio, la gestualità e la componente emotiva: ciò la rende una disciplina perfettamente adeguata a qualsiasi individuo fin dalla più tenera età.

La finalità del laboratorio teatrale che si propone è quella di sollecitare la fantasia dell’allievo, sviluppare le sue capacità espressive, fargli scoprire nuovi canali di comunicazione, fargli acquistare sicurezza nei movimenti e nel rapporto con gli altri coinvolgendo aspetti riguardanti la sfera affettiva e sociale, all’interno di un lavoro che richiede di volta in volta un impegno individuale ma anche collettivo: una volta “attore” ed una volta “pubblico”, l’allievo è chiamato a mettersi in gioco, a sperimentarsi, a dare prova di sé e delle sue capacità, senza timidezze o inibizioni.

DAL 1 ottobre, tutti i Lunedì alle ore 17

costo mensile 25€ | iscrizione gratuita

PRIMA LEZIONE GRATUITA

info e prenotazioni 349 4356219 – 329 8027943

BERARDI/VASELLI LAB|Miracolo a Torpigna|Martedì 2 Ottobre| ore 20:30|Prova gratuita

BERARDI/VASELLI LAB|Miracolo a Torpigna|

Martedì 2 Ottobre| ore 20:30|Prova gratuita

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Miracolo a Torpigna . Miracolo!

Cerchiamo di trovarne le tracce scovarne gli anfratti, come degli antropologi in mezzo alla merda Miracolo! Basta stupirsi . Come ogni volta che ci guardiamo dopo aver messo in scena un laboratorio teatrale. Ci guardiamo meravigliati, come se fosse successo un miracolo Ci guardiamo meravigliati come quando ascoltiamo le persone che intervistiamo, come quando assistiamo alle improvvisazioni degli attori, alle storie che scriviamo che ci vengono fuori così, a volte  come un miracolo

Lasciarsi stupire, guardare, senza paraocchi, senza ideologie, alla ricerca del Sacro, di quello che ci fa elevare, che ci rende belli, commoventi, sorprendenti Come Torpignattara. Una terra miracolosa fatta di Santi Santoni e Madonne, una Varanasi de Noantri, una Mecca cacio e pepe, una Terra promessa fatta di miracoli e miracolati. Torpigna. Il nostro luogo dell’anima.

Martedi 2 Ottobre ore 20:30

INFO: 349 4356219 – 329 8027943

STUDIOUNO LAB| Elogio della semplicità|Lunedì 1 Ottobre| Ore 20:30|Prova gratuita

studiounolab

STUDIOUNO Lab

Dal 1 Ottobre Ore 20:30

Primo Incontro Gratuito

Ogni Lunedi dalle 20:30 alle 23

Laboratorio di Teatro Artigianale per scoprire la bellezza del teatro nella sua semplicità, lavoreremo sulle tecniche di base del Teatro, attraverso esercizi, improvvisazioni, studio sui testi dei più grandi drammaturghi della storia del Teatro, per scoprire un Teatro Nostro, che parli alle persone, che ci insegni a riscoprire le nostre peculiarità, i nostri picchi espressivi, per riconoscere le nostre forze e fragilità, per portare alla luce la bellezza nascosta in fondo alle sovrastrutture che imbrigliano la nostra vera natura, per riscoprire un Noi stessi unico, vivo, semplice.

Vi aspettiamo dal 1 Ottobre alle ore 20:30.

PRIMA LEZIONE GRATUITA

Costo 40€ |Iscrizione gratuita

INFO: 349 4356219| 329 8027943

IN QUALUNQUE POSTO MI TROVI|8-11 Marzo|Sala Specchi

IN QUALUNQUE POSTO MI TROVI
inqualunque logo

Di Noemi Radice e Eleonora Cicconi

 

Regia Noemi Radice

Con Eleonora Cicconi

 

Dall’8 all’11 marzo 2018

Teatro Studio uno via Carlo della Rocca, 6  Roma

 

Al Teatro Studio Uno in scena dall’ 8 all’11 marzoIn qualunque posto mi trovi” spettacolo originale scritto da Noemi Radice ed Eleonora Cicconi, quest’ultima anche attrice e protagonista di un monologo sul potere e sull’influenza dei social media nell’educazione e la crescita di una giovane adolescente nel mondo di oggi.

In scena il racconto di Gaia, una quindicenne alla ricerca della propria identità e delle proprie passioni, che passa i suoi pomeriggi rinchiusa nella sua cameretta, rifugiandosi nel mondo di youtube. Il periodo dell’adolescenza è un momento delicato per una giovane ragazza, un momento di cambiamento importante dove si vive il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta, in cui è facile sentire il senso di inadeguatezza, unito alla voglia di cambiare e di crescere.

Gaia non si riconosce più. Vuole essere un’altra, vuole essere come la sua youtuber preferita.

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“Il nostro spettacolo – raccontano le autrici –  nasce dalla lettura di un racconto di Frank Wedekind: “Mine-Haha, ovvero Dell’educazione fisica delle fanciulle”, in cui centinaia di ragazzine, in un parco, vengono educate da altre donne secondo i soli canoni estetici e fisici, crescendo inconsapevoli dell’esistenza di un mondo esterno.

Con “In qualunque posto mi trovi” ci siamo interrogate su che cosa possa essere oggi questa “educazione fisica delle fanciulle”, in una società in cui l’estetica è vissuta come un valore imprescindibile e in cui le adolescenti sono bombardate da immagini e modelli a cui ispirarsi.

Abbiamo trovato in Youtube il nostro “parco” contemporaneo, in cui centinaia di ragazzine condividono con migliaia di coetanee le proprie esperienze e i propri suggerimenti di vita. Youtube nei loro video è uno spazio che porta la sfera privata nella sfera pubblica; è uno spazio accessibile a chiunque, in cui vengono spesso mostrati con leggerezza elementi intimi e privati”.

In qualunque posto mi trovi_8-11marzo_Teatro-Studio-Uno.foto

Il meccanismo che scaturisce dall’uso dilagante dei social è complicato e perverso, fatto di contenuti filtrati, rivisitati ed abbelliti. Tutti o quasi, cercano di raggiungere la perfezione, dando un’immagine falsata e migliore di se, delle proprie abitudini, della propria esistenza, nascondendo invece insicurezza, solitudine e fragilità.

 

“In qualunque posto mi trovi” mette in luce questa fragilità, soprattutto adolescenziale, nel confronto quotidiano con modelli a cui assomigliare, stereotipi femminili, con cui Gaia lotta e si identifica, alla ricerca di se stessa e della propria personalità, in un periodo di formazione e di grandi incertezze come può essere quello dell’adolescenza, lasciando aperta una riflessione universale sul rapporto sempre più morboso e perverso tra il mondo dei social media e la nostra intimità.

In qualunque posto mi trovi” 8-11 Marzo 2018

Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara).

Ingr. 12 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Sab ore 21.00, Dom. ore 18.00


PRENOTAZIONI
 http://j.mp/prenotaTS1

Per info: 3494356219- 3298027943

www.teatrostudiouno.com – info.teatrostudiouno@gmail.com

PILLOLE #30 Giugno


AMORE DI DONNA

| di e con Jessica Granato

Maria è una bimba senza sogni, nata a Milano il 29 agosto del 1935. È questo l’inizio di tutto, l’inizio di Maria e del suo amore di donna. -“Maria vieni su, dai! – Ma te ve no che i piè camminen no?!”- Dal Buio della sala una voce registrata pronuncia queste parole, è l’eco di un ricordo della sua prima gioia, Piero il suo fratello più piccolo che l’amava tanto. Ma scoppia la guerra e la famiglia intera è costretta a lasciare Milano e rifugiarsi a Saltrio vivendo all’interno del teatro del paese, la sala della musica la chiamavano. La vita di campagna le permetterà di vivere giornate scandite da latte di capra, caramelle di zucchero, qualche amichetta di scuola e una mamma che non le farà mancare mai nulla. Passa la guerra, e Maria non l’ha vissuta nella tragedia e nella sofferenza anzi, ma adesso è il momento di tornare a Milano e qui riprendere la vita di prima non è troppo facile. Si è fatta grande e ora non fa altro che aiutare la mamma in casa: Maria cuce e pulisce, esce di casa solo con la mamma per fare la spesa o con i fratelli più grandi. Le è proibito avere qualsiasi tipo di relazione con l’altro sesso. È chiusa in casa e come un uccello in gabbia canta, canta tutto il giorno. Fortunatamente ha un amico che le fa compagnia di nome Ciccio, è un cocorito giallo che l’aiuta a passare le giornate. Maria è bella, acqua e sapone, senza mai un filo di trucco. È timida e taciturna, senza pretese nei confronti della vita, in questo momento della sua vita fa quello che le viene detto di fare. Vive nel suo mondo incantato dove solo l’amore è protagonista, lo stesso amore che condannerà il suo dolore: Nunzio. L’unico uomo che lei abbia mai avuto senza sapere il perché. Maria partirà per un altro viaggio, l’ultimo della sua vita, quello per la Calabria, in cui è costretta a sposarsi e il suo sogno dell’amore corrisposto svanisce dopo poco tempo. Avrà cinque gravidanze senza sapere nemmeno come si fa, “Maria si sente vergine anche quando allatta”, e da qui in poi la sua vita si colora di una richiesta d’amore continua che da mamma e da nonna ha ricevuto ma di donna no.


TEMPO MACCHINA

| di Giuliano Tomassacci | con Anna German, Claudio Losavio, Paolo Parnasi, Fabio Gagliardi, Jessica Piccolo Valerani, Ilaria Serantoni| regia Giuliano Tomassacci| scenografia Cristiana Fasano | costumi Susanna Buffa| make up Giulia Stronati| musiche Stefano G. Falcone

Tarnee, una donna sulla cinquantina, effettua un viaggio transcontinentale su insistita richiesta di un giovane e sconosciuto analista, il Dottor Midle. Sebbene ancora diffidente e incapace di comprendere completamente la situazione e i suoi pregressi, dopo una prova inconfutabile prodotta dal dottore Tarnee accetta di sottoporsi ad una serie di sedute di ipnosi per rievocare alcune delle sue vite, passate e future. Un itinerario ancestrale e trasversale sulle ali della sua anima al fine di raggiungere un traguardo che coincide con una partenza: l’anima di un uomo che lei ha amato in una vita passata ha ingaggiato il Dottor Midle per chiedergli di aiutarlo a comprendere cosa non funzionò nella loro relazione sentimentale e a svelare quale ostacolo tutt’ora, vita dopo vita, secolo dopo secolo, impedisce ai due spiriti di liberarsi dalle loro esistenze carnali e di fondersi.


ERA MEGLIO SE FACEVO L’ATTORE

| Virgolatreperiodico | di e con Andrea Onori

L’intenzione è quella di affidarsi alla struttura – allo scheletro – della troppo, troppo solida opera come punto di appoggio per puntare gli occhi altrove. Spostare lo sguardo dalla nebbia che abbiamo davanti e intorno e farlo sedere sul palcoscenico. Sopra vi sono Andrea, attore, e Amleto, aspirante tale. I due si studiano, ma non si riconoscono.  Sanno di avere un problema, forse anche più di uno. Non sanno da dove iniziare e erciò non lo fanno. Aspettano. Il fatto è che la Danimarca oggi non è il luogo ideale per fare progetti. Non tanto per la guerra, ma perché nessuno sembra prendere le cose sul serio. I servi e i padroni non combattono più, anzi vanno a banchetto insieme e si scambiano risate in televisione. Ai meritevoli è detto di farsi da parte, mentre gli assassini e i bugiardi siedono sullo scanno più alto. E chi a fatica riesce a conquistarsi il suo guscio d’uovo lo fa a scapito e danno dell’altro, e passa il tempo a volersi difendere, guardando chiunque si avvicini con sospetto e terrore. Solo a Teatro le cose sembrano andare bene. Per questo tutti vogliono fare gli attori.


NAVICELLA

| di Pier Lorenzo Pisano | con Gianvincenzo Pugliese

Un alieno si affaccia su un pianeta sconosciuto: il nostro.
Cosa vedono occhi nuovi?
E quanto a lungo possono restare immacolati, immersi fino alla gola nel nostro mondo?

MARYSOL Y CIELO

| di Piera Saladino|con Piera Saladino, Emanuela Bitondo, Dario Di Pietro

Marysol y Cielo,è la storia di una donna vivace e malinconica al tempo stesso, che decide di trasferirsi in Spagna grazie all’incontro con un uomo di Madrid. Marysol Y Cielo de NavalLicanteVoltudo, (pluricognome acquisito), è peròancheAssunta Maria Concetta Capuano o Assunta ‘a ballerina: unaragazza napoletana che accantona, dopo una lunga battaglia interiore, i sogni e gli ideali. E’ uno spettacolo che da voce a un personaggio legato alla sua terra, che ne conserva i tratti, le caratteristiche e che prova ad assumere forme diverse, ma la sua sostanza non cambia. I risvolti sociali e psicologici che accompagnano i cambiamenti nella vita della protagonista sono il nodo centrale del testo.


L’UNICA COSA POSSIBILE

| di Iris Basilicata, Eleonora Gusmano | con Iris Basilicata, Eleonora Gusmano | regia Francesco Prudente, Giulia Aleandri

Nella famosa favola di Esopo della cicala e della formica ci viene insegnato che chi nulla fa nulla ottiene e chi compie determinate azioni viene poi ripagato nel giusto modo. Ma quale? Cosa avviene quando l’unica cosa possibile da fare in una situazione di pericolo è un omicidio? Questa la domanda attorno alla quale si intrecciano le vicende dei tre protagonisti di L’unica cosa possibile. Anna e Barbara vivono la loro morbosa relazione tra arte, cibo, pittura, dipendenze, scrittura, l’amore incondizionato per Julian e citazioni artistiche di Giacomo Puccini. Il perfetto quadro di una vita bohémienne che si tingerà sempre più di rosso vede coinvolte due attrici e tre personaggi, cinque entità in tutto in cui lo spettatore può riconoscersi o meno. Pezzi di vita quotidiana, elementi preziosi per la ricostruzione della vicenda sanguinosa, vengono ricostruiti in scene alternate da bui in cui il prima e il dopo vengono fusi in un tempo indefinito. Lo spettacolo si sviluppa in un flusso di coscienza confuso e disperato che ci confessa lucide e complicate verità. Gli incontri, le vicende, attimi di vita quotidiana di Anna, Barbara e Julian si susseguono in uno schema a flusso. I ruoli sono volutamente lasciati indefiniti, i protagonisti perdono la loro identità perdendosi continuamente l’uno nella personalità dell’altro: sono uno, sono tre, sono cinque, per poi tornare a non essere nessuno.

INGRESSO 5€
INFO 349 4356219 – 329 8027943
www.teatrostudiouno.com
info@teatrostudiouno@gmail.com

PILLOLE #1 Luglio

CANTO DELLA ROSA BIANCA

| Indole Teatro | di Maurizio Donadoni | con Gianluca Ariemma, Antonio Bandiera, Nicasio Catanese, Federica Cavallaro, Eleonora De Luca, Maddalena Serratore, Claudia Zàppia

Questa storia narra la nascita di Adolf Hitler fino alla sua ascesa a
Fuhrer svelando curiosità e aneddoti. Lo spettacolo si basa sull’utilizzo di documenti e attraverso il racconto brechtiano si trasforma in un racconto quasi favolistico sull’origine del male. La vicenda si snoda nella Germania degli anni trenta fornendo uno spaccato degli effetti del regime nazionalsocialista sul popolo per approdare alla nascita della Weisse Rose, la Rosa Bianca, il primo movimento studentesco cristiano universitario a Monaco. Non è un finale patetico ma una forte testimonianza di partecipazione civile e politica. Canto della Rosa Bianca è un ode non celebrativa a una delle esperienze più significative di resistenza al nazismo.


WAITING FOR MACBETH |

di e con Maria Grazia Torbidoni

Waiting for Macbèth è uno studio sulla figura di Lady Macbeth. Il suo rapporto con la icenda, il suo punto di vista. Un punto di vista che mette in luce l’ambizione che la contraddistingue, ma soprattutto ciò che dietro quell’ambizione si nasconde, ciò che ne è il motore. La fragilità celata dietro la fredda calcolatrice lucidità, l’insoddisfazione dietro l’amore per il compagno, i capricci infantili dietro l’ambizione, il desiderio di maternità dietro la sete di potere. E la macchia indelebile con cui tutto ha inizio, il peccato originale. Quella macchia che non è il senso di colpa per un omicidio, ma l’impossibilità di raggiungere la propria felicità e di mantenerla. Quella macchia è il fallimento dei desideri. È il perpetuo ricordo del fallimento.


YUKONSTYLE

| BiT Quartet | di Sarah Berthiaume|con Marianna Arbia, Gabriele Paupini, Benedetta Rustici| regia Gabriele Paupini| aiuto regia Francesca Zerilli

Nello spazio immenso e misterioso dello Yukon, regione a nord del Canada, sul confine con l’Alaska, si incontrano le vite solitarie di tre personaggi: Yuko, giapponese in esilio, Garin, meticcio autoctono della zona e Kate, ragazzina canadese che attraversa lo stato in un road trip senza meta vestita alla moda Harajuko. Tre personaggi sradicati, tre outsider che si ritrovano a condividere uno spazio e un tempo che li spingerà a stringere delle relazione gli uni con gli altri e ad appoggiarsi agli altri per superare le proprie paure e trovare una via d’uscita dall’ isolamento in cui si trovano.

RUKELIE |

di Peppe Millanta | con Antonio De Nitto

Il monologo narra la storia del pugile sinti Johann Trollmann, una delle vittime dimenticate del porajmos, il genocidio degli zingari durante la seconda guerra mondiale. Dopo essere stato campione di boxe in Germania, viene sterilizzato e mandato in un campo di sterminio, dove morirà dopo un ultimo incontro di pugilato per la vendetta di un Kapò, riuscendo però ad infondere coraggio e speranza agli altri detenuti sinti che erano con lui.


COSMO LIFE

| di e con Andrea Bonfanti, Irene Buosi, Nicola Piffer

L’evoluzione sulla terra sta procedendo lenta e inesorabile, dall’acqua già alcune specie di pesci si stanno avventurando sulle terre emerse. Qui Qfwfq vive con la sua famiglia, dispersa nei vari continenti, e se non fosse per lo zio Nba Nga i legami con l’acqua si sarebbero interrotti da ormai molto tempo. Lo zio è molto critico nei confronti delle nuove generazioni e non vuole saperne di lasciare l’acqua. Qfwfq si innamora di LLL, nata da uova sulla terra ferma e che non conosce il mondo acquatico. Un giorno Qfwfq porta LLL ad incontrare lo zio Nba Nga. Dopo un primo momento di imbarazzo, LLL rimane affascinata dallo zio, che non smette più di elogiare la vita sott’acqua e la sua integrità. Questo provoca in LLL una serie di interrogativi sul proprio status quo che la fa allontanare da Qfwfq. Dopo vari tentativi di riconquistare la fiducia di LLL, Qfwfq capisce che non c’è più nulla da fare:lo zio Nba Nga e LLL cominciano una relazione nello sconfinato mare,  mentre Qfwfq continua il suo cammino di vita ed evoluzione


IL GIOVANE RICCARDO

| Les Moustaches | di Alberto Fumagalli

“Il giovane Riccardo” è un progetto liberamente tratto dall’opera shakespeariana “Riccardo III” Riccardo, figlio deforme e poco amato dalla propria famiglia, attraverserà la sua giovinezza condannato dalla sua vera natura e dal rifiuto della società.

Scuola, amici, amori, sport, niente riuscirà ad accettare il primo genito della casata degli York. Storpio, timido e inadatto, Riccardo proverà amore, paure, gioie e desideri, come ogni giovane ragazzo. Il continuo e violento rifiuto muterà il carattere di Riccardo. Il suo silenzioso e pacato carisma, la sua mai riconosciuta intelligenza, si muteranno in muta violenza, studiata vendetta e insaziabile ambizione.


L’ULTIMA MADRE

| Nervitesi  | di e con Carla Rizzu

Lo spettacolo è un viaggio in una Sardegna antica ma non troppo, intrisa di tradizioni e  scaramanzie, popolata da comunità spesso solo al femminile. Fra queste, una donna apparentemente come le altre, veniva investita del grave compito di aiutare i moribondi al trapasso.

PILLOLE #2 Luglio

MACBETH PUPPETS SOLO

| Pescatori di Poesia | di e con Simone Fraschetti

Medioevo, Scozia. Al termine di una furiosa battaglia campale, Macbeth e Banquo, generali di Re Duncan, sconfiggono i capi degli eserciti di Irlanda e Norvegia. I due, sulla via del ritorno, incontrano una strega che predice loro il futuro: Macbeth sarà re di Scozia, mentre Banquo sarà capostipite di una stirpe di re.  Macbeth in una lettera ne informa la moglie. La stessa sera, Lady Macbeth escogita un piano per uccidere re Duncan e assicurare il trono di Scozia al marito. Dopo il regicidio Macbeth viene infatti proclamato re. Inizia il regno del terrore dell’usurpatore e di sua moglie. In una spirale di follia Macbeth fa uccidere tutti i suoi possibili nemici, e mentre questi si manifestano all’assassino in forma di incubi, la strega torna con le sue ambigue profezie. Tutto precipita verso l’unico finale possibile. Una domanda resta. Chi è stato il vero artefice della vicenda? Chi è burattinaio che ha mosso sin dall’inizio i fili del Fato?


CIAK!

| The Ghepards | di Francesco Colombo | con Riccardo Marotta, Jessica Granato | regia Riccardo Marotta

Dopo aver perso tutto, Ciak è costretto su una panchina a vivere di elemosine. Trascorre le sue giornate imprecando contro la società crudele, a cui addosso la colpa della sua condizione. La sua unica compagnia è Tommy, il suo fedele cane di pezza. Il rimpianto è attenuato grazie alla fantasia, che permette a Ciak di ornare la sua miseria di lussi e piaceri ormai lontani. Sarà poi l’incontro con la  prostituta, Priscilla,  a rendere più idilliaca la situazione di Ciak e Tommy. Priscilla è alla ricerca di approvazione, di una vita diversa, è alla ricerca di una storia con il “ vissero tutti  felici e contenti”. L’immaginazione di questi personaggi crea così il loro mondo di  verità. Lo stesso Tommy sarà veramente un cane di pezza? O la coscienza di Ciak?


HOTLINE

| Talia’s Machine | di Lady Babushka | con Marta Chiara Amabile, Rossella Fava, Serena Ferraiuolo, Viola Lucio, Zoe Pernici, Chiara Tomei

Marcella, neolaureata in attesa di una proposta di lavoro allettante, si imbatte in Hotline un callcenter erotico  dove le donne sono professioniste della simulazione per far godere chi attende dall’altro capo della cornetta. Scandisce il tempo la legge del profitto, riempie lo spazio una moltitudine di suoni, intorpidisce la volontà l’attesa di un lavoro qualificante,  di un amore ricambiato o di una vita più gratificante. Cercano tutte un’identità nella società imperante dell’alienazione consumistica, o forse solo un posto e allora  Hotline diventa il luogo dove urlare tra un gemito e un sospiro: ” Siamo in attesa , dateci un sogno!”


SUPERFICIE IN R4

| di Federica Gravaglia | con Irene Curto | regia Enrico Maria Carraro Moda

Superficie in R4 nasce con uno scopo chiaro e “impossibile”. Impossibile per i canoni ufficiali di quello che la collettività stabilisce essere possibile – o comprovato – o ufficialmente accettato, quindi normale. L’ impossibile, in questo spazio di ricerca performativa, si veste della necessità di unire più linguaggi artistici ( musica, poesia, performance e video ) invocando e creando un’identità collettiva e personale astratta, espansa. Superficie in R4 è un rito, un inno sonoro dove il ritmo della parola, dell’immagine e del video si uniscono in un armonia che chiama e pretende che l’invisibile si manifesti


OPERA

| di Agnese Petturiti| con Caterina Fiocchetti

Opera è un testo originale liberamente ispirato al saggio “Agnese”, scritto da Harold Garfinkel  nel 1967. Uno tra i primi studi sociologici sul passaggio di genere che, nonostante il tempo, continua a offrire interessanti spunti di riflessione grazie a un’analisi incredibilmente moderna. “Opera” è la storia di una persona imprigionata. Una donna che sta conquistando il suo diritto alla femminilità attraverso una struggente e ossessiva ricostruzione di sé. Nello spazio di un utero immaginario sono nascoste le bugie e le verità di una creatura che è arrivata a manipolare tutti, compresa se stessa, per entrare finalmente nella casella della normalità. “Opera” è una storia d’amore, una tragedia anatomica, un travaglio e poi una nascita. Una lotta folle, piena di umanissime contraddizioni, in cui la società interpreta il ruolo di madre e insieme mostro. Ma dentro il dolore c’è tutto il coraggio di ricongiungersi alla propria identità totale. Per essere felici.
RADIO NOSTALGIA
| di Claudia Balsamo | con Angela Rosa D’Auria, Antonio Torino

 Lei avanza e lui arretra, lui incalza,lei si  trattiene, lui desidera, lei non più e gli stessi ricordi che sono per lui fonte di vita, sono per lei occasione di remissione. Però si amano. Si amano come dimostra la parola “Amore”,pronunciata ormai con troppo  automatismo,parte della sintassi quotidiana. Si amano a tal punto da non guardarsi nemmeno più negli occhi quando lo dicono.Ma essere innamorati ,significa saper aspettare,imparare la pazienza sopra ogni cosa,accettare l’altro per quello che è senza però annullarsi per amore. Un viaggio nei ricordi  quello di Lucienne e Pierre,si,perché avvolte basta una vecchio radio e delle canzoni già ascoltate per tornare ad emozionarsi ,come bambini,come prima.Ricordi che ci hanno strappato una lacrima o un sorriso e proprio in quei ricordi ,ci si ritrova,riconoscendosi come necessità reciproca. Uno spettacolo che decide di far luce con una chiave comica  sui rapporti di coppia,sui problemi che spesso non siamo in grado di affrontare senza farne prima una tragedia ,uno spettacolo che ci fa capire che spesso litigare in amore può essere utile a levare un po’ di polvere accumulatasi e che in realtà “la persona perfetta” non esiste perché noi stessi siamo imperfetti e non si dovrebbe amare qualcuno  per quello che si vorrebbe ma per quello che è.


IL CAPPOTTO

| di e con Oriana Fiumicino | musiche di Roberto Pentassuglia
Il cappotto si ispira alla vera storia di Nicola Azoti segretario della Camera del Lavoro a Baucina, provincia di Palermo, impegnato attivamente per l’applicazione della riforma agraria voluta dall’allora ministro dell’agricoltura Fausto Gullo. Il 21 dicembre 1946, pochi giorni prima del Natale, Nicola Azoti viene assassinato da due mafiosi mentre torna a casa. Il sindacalista morirà il 23 dicembre, avrà dunque due giorni per raccontare alla moglie e alle forze dell’ordine chi gli ha sparato cinque colpi alle spalle. I responsabili dell’omicidio non vengono arrestati subito, avranno infatti tutto il tempo di costruirsi un alibi che gli permetterà di essere assolti al processo. A raccontarci gli ultimi istanti di vita di Nicola è la figlia Antonina, di quattro anni, che da poche ore ha scoperto cosa le porterà in dono la Vecchia Natala, la Befana: un cappottino di lana rosso.
INGRESSO 5€
www.teatrostudiouno.com
INFO 349 4356219 – 329 8027943 | info.teatrostudiouno@gmail.com
PRENOTAZIONI bit.do/prenotastudiouno

THE YELLOW BRICK ROAD|13 Giugno ore 21|Sala Teatro

LocLauren5

Grazie al Festival Inventaria, organizzato da DOVECOMEQUANDO – Compagnia teatrale, debutta finalmente al Teatro Studio Uno The Yellow Brick Road, di Rosalinda Conti, con Giulia Paoletti e la regia di Alessandro Di Marco.

The Yellow Brick Road
Testo segnalato nel 2015 al Premio Fersen per la drammaturgia

Sola sul palco, Lauren racconta diverse versioni della verità a interlocutori attenti e meno attenti, per la maggior parte assenti. Lauren somiglia un po’ a Dorothy, che percorre il sentiero di mattoni gialli in cerca della strada di casa, ma non sa più dov’è la casa e qual è la strada.

Lauren, bellissima, un po’ persa, si muove in uno spazio vuoto e anonimo. Uno spazio che si riempie soltanto delle sue parole, dei suoi pensieri, delle sue azioni spesso sconnesse, delle sue telefonate disperate, dei suoi desideri e delle sue paure. In bilico tra un personaggio nihilista e autodistruttivo del miglior Bret Easton Ellis e la Dorothy del fantastico mondo di Oz, Lauren incontra diversi personaggi, assenti sulla scena ma determinanti nella sua consapevole discesa agli inferi: il proprietario dello strip bar durante un colloquio di lavoro, sua madre, il fidanzato costantemente assente, un pretendente, i clienti del bar ed altri ancora. Dirigere un testo come Yellow brick road è una sfida affascinante, alla quale è difficile sottrarsi. Ho cercato di lavorare con l’attrice partendo da improvvisazioni, prima soltanto fisiche, poi unendo le parole e i pensieri di Lauren, per cercare di ricreare, sulla scena, i diversi interlocutori con i quali lei entra in contatto. Nei brevi intermezzi – pensiero, Lauren chiede a se stessa, come Dorothy e i personaggi del fantastico mondo di Oz, di volta in volta, un cuore, un cervello, il coraggio, l’intelligenza. In sostanza, Lauren, che percepisce la precarietà della sua esistenza intaccata dalla droga e dalla disperazione, cerca dei rimedi per poter sopravvivere ad una vita che, inesorabile, sembra rifiutarla.
Alessandro Di Marco

di Rosalinda Conti
con Giulia Paoletti
regia Alessandro Di Marco
costumi Nicola Civinini
produzione Spotless associazione culturale
si ringraziano BlueStocking e MAGAZZINOGARBATELLA

13 Giugno
Festival Inventaria
Teatro Studio Uno
ore 21
10 Euro Intero
5 Euro Ridotto
Prenotazioni: info.teatrostudiouno@gmail.com
Ingresso riservato ai soci