TERZO MILLENNIO|29 Nov- 2 Dic | Sala Teatro

OlivieriRavelli_Teatro

TERZO MILLENNIO

(un omaggio all’esistenza)

con

Francesca GuercioClaudio Di LoretoAlessandro Margari

drammaturgia / regia
Fabio Massimo Franceschelli

TERZO MILLENNIO, atto unico in due quadri.
La pièce rappresenta un luogo surreale non specificato
(potrebbe essere un’isola, un deserto, una città, una stanza)
ove tre personaggi altrettanto surreali – la Donna, il Maiale, il
Pescatore – si impegnano in un dialogo serrato, sincopato,
carico contemporaneamente di aspetti drammatici e di forte
umorismo. Il tutto è concepito come un crescendo di
tensione e di attesa, che nei momenti finali raggiunge il
parossismo sino ad esplodere per il sopraggiungere
fulmineo di un EVENTO particolare, più volte annunciato nei
dialoghi che lo precedono. Immersi in un assurdo molto
familiare, Maiale, Donna e Pescatore affrontano il mistero
della loro esistenza, alla ricerca disperata di un senso che
non si riduca al ridicolo che loro malgrado incarnano.

scene e costumi OlivieriRavelli_Teatro
produzione Ass. Cult. Figli di Hamm

*** Quindicesimo anno di repliche.***

Segnalato dal CIRT di Milano.
Tradotto in tedesco e rappresentato nello
storico Theater im Keller di Graz (Austria)
durante la stagione 2002.

RASSEGNA STAMPA:

TERZO MILLENNIO – Andrea Pocosgnich su teatroecritica.net (Roma 2010)
Non è forse nella caduta (o improvvisa ascesa, dipende da quale lato si guardi la cosa) di stile
demenziale che l’assurdo trova la sua giusta forma da terzo millennio appunto? Il comico nasce
insomma non solo dall’assurdo, ecco l’altra marcia in più nei testi di Franceschelli, ma anche dalla
creazione surreale e alogica di momenti narrativi sorprendenti per originalità e folgoranti per
capacità immaginifica […]. Questa come altre preziosità si intrecciano in un tessuto
drammaturgico di altissimo livello per stile ritmi e musicalità da rendere la scrittura di
Franceschelli, a mio modesto parere, unica nel nostro teatro.

TERZO MILLENNIO – Maddalena Giovannelli su stratagemmi.it (Milano 2012)
Terzo Millennio di Fabio Franceschelli, drammaturgo e regista romano, è arrivato a Milano con
“solo” dieci anni di ritardo: dopo essere stato applaudito in Austria e a Roma, lo spettacolo è
approdato al Teatro della Contraddizione di Milano. […] L’inizio è folgorante: in un istante le
battute attivano una macchina scenica dai perfetti tempi comici e teatrali, l’alto si mescola
al basso, l’incomunicabilità tra i codici e i personaggi è un detonatore sottile e
potente. Claudio Di Loreto – un eccellente maiale – è superbo nel ruolo di regista in scena: detta i
tempi, incalza gli altri personaggi quando l’attenzione cala, passa con aplomb da colte disquisizioni
a improvvisi nonsense.

TERZO MILLENNIO – Simone Nebbia su Hystrio (Roma 2010)
La drammaturgia, che risale al 1997, assume spessore maggiorato dalla sua funzionalità moderna:
è un testo che sapeva di oggi molto più di quanto forse ne sappiamo noi ora […]. Punto di forza è
l’acidità dell’estetica kitsch, che nell’eccesso trova la misura di far passare la complessità
in una struttura apparentemente ludica, che invece deve a questo gusto leggero dello
scherzo e del paradosso i risultati migliori in chiave di accoglienza e riconoscibilità. Proprio
quest’ultimo elemento è il più valoroso: l’ostinazione a oltrepassare il limite sconfigge la
pesantezza concettuale e definisce il teatro di Franceschelli, che si distingue nobilmente in
un’epoca, questa, di affamata omologazione.

TERZO MILLENNIO – Laura Khasiev su close-up.it (Roma 2010)
Questo testo mette in evidenza il malessere contemporaneo, consegnando lo spunto per
un’alternativa ad esso, una via d’uscita […]. Uno spettacolo che parla del disagio postmoderno,
sia sociale che prettamente teatrale, del fare in modo che la comunicazione divenga un
punto di riferimento fermo per chi ne fruisce, ricordando che siamo tutti vittime di questa
inadeguatezza alla quale dovremmo trovare una soluzione partendo da spunti che ci vengono
consegnati da prodotti artistici sempre meno completi e definiti, ma forse proprio per questo
fortemente evocativi.

TERZO MILLENNIO – Francesco Russomanno su paconline.it (Roma 2010)
Franceschelli dimostra di sapersi muovere tra le strade lasciate dai grandi e rivoluzionari

FIGLI DI HAMM Associazione Culturale
Via Tangenziale, 3/C – 00041 Albano Laziale (RM)
tel: 06 9323829 – 339 2032894 – 339 4965016
e.mail: news@figlidihamm.org – fabmasfra@tin.it
web: www.figlidihamm.org
drammaturghi del Novecento, Beckett — Pinter — Ionesco, sfruttando situazioni grottesche, un
lieve non-sense, un’incomunicabilità tra personaggi che appaiono dei ridicoli monoliti. […] un
continuo slittare che al contempo fa riflettere e abbatte ogni riflessione. In alcune situazioni
surreali è evidente la lezione di Brecht sullo straniamento ma la regia, il testo stesso e gli
attori, sembrano portarla verso un’esagerazione comica che riesce con maggior effetto a
bucare la quarta parete dell’immedesimazione.

TERZO MILLENNIO – Fabio Di Todaro su persinsala.it (Roma 2012)
[…] Non vi è alcuna certezza in Terzo Millennio […] se non della volontà di Fabio Franceschelli di
intessere un dramma attraverso il teatro dell’assurdo, con la convinzione che nulla più di questa
struttura narrativa possa raccontare il disagio proprio dei nostri tempi. […] Il disagio
postmoderno, sociale e teatrale, è così raccontato in maniera sfrontata ed eccessiva, per
colpire con decisione lo sguardo e la mente dello spettatore. Testo quasi pasoliniano,
quanto a irriverenza.

TERZO MILLENNIO – Renzo Francabandera su paneacqua.info (Roma 2012)
Un delirio a due con ospite, un Aspettando Godot durante il quale ad un certo punto entra in scena
una signora un po’ sboccata e concreta, che mette in crisi l’astratto filosofeggiare sulla funzione e
sui paradossi della lingua dei due interpreti primigeni […] La messa in scena è una prova d’attore,
in cui il duo iniziale funziona meglio del terzetto successivo, anche se il divertimento e il ritmo,
ovviamente, nei terzetto trovano esiti più interessanti. […] una drammaturgia che ricorda
l’assurdo di altri tempi, porta il sapore delle minestre d’una volta […] La potenza del testo
penetra, quella della recitazione anche […].

FIGLI DI HAMM Associazione Culturale
Via Tangenziale, 3/C – 00041 Albano Laziale (RM)
tel: 06 9323829 – 339 2032894 – 339 4965016
e.mail: news@figlidihamm.org – fabmasfra@tin.it
web: www.figlidihamm.org
RASSEGNA STAMPA_abstract Graz (Austria) 2002

Il testo di Fabio M. Franceschelli Terzo Millennio, ha avuto la sua applauditissima prima in lingua
tedesca al Theater im Keller di Graz sotto la regia sensibile di Reinhold Ulrych. Tre persone stanno
aspettando impazientemente. Ma questa volta non è Godot che aspettano. Malgrado ciò la cosa è
nondimeno assurda. […] Nel testo di Franceschelli ricco di effetti, in cui tutto gira attorno ad un
nichilista dalla testa di maiale e vestito tutto di rosa, un pescatore che spera che abbocchi un
pesce nonostante le sue tristi esperienze del passato e una giovane bellezza assai frustrata e
smaliziata, le cose prendono un esito diverso. Tutti e tre aspettano impazientemente,
contemplando però la loro propria attesa da lontano, quasi come stranieri non coinvolti nell’azione.
E si insultano con un notevole piacere. […] Il brano dell’autore italiano, nato nel 1963, […]sotto la
regia spruzzante di idee originali di Reinhold Ulrych offre tanto spazio all’interpretazione degli attori
presenti sul palcoscenico per tutta la durata del pezzo arrivando così ad un’ottima performance.
Schmidt Von Bernd, Krone

Nel ciclo di rappresentazioni dedicato all’Italia […], il Theater im Keller ci stupisce sempre con idee
originali ed effetti brillanti. L’ultima produzione – Das dritte Jahrtausend (Terzo Millennio) – di Fabio
Franceschelli non ci offre soltanto puro divertimento, ma ci fa anche capire in che direzione si
muove il mondo uomini compresi. Al Theater im Keller non manca né il coraggio di esprimere
verità profonde né si esita di fronte all’umorismo nero. Con Reinhold Ulrych si è trovato anche il
regista giusto che non alza il dito per predicare morale. Il che si manifesta nella gioia di
rappresentare degli attori e nell’entusiasmo del pubblico alla prima di Graz. Nonostante che nel
tedesco si perda un po’ la leggerezza dell’italiano, il testo genera grandi risate del pubblico, anche
se ragionamenti come «Crediamo di essere, ma in realtà siamo già stati» non sono così facili da
digerire. In ogni caso, Franceschelli dimostra un’eccellente qualità di analista.

Gisela Bartens, Kleine Zeitung

**** **** ****

Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara).
Ingr. 12 euro. Tessera associativa gratuita
Gio – Sab ore 21.00, Dom. ore 18.00

Prenotazioni
https://urly.it/3s6k

Per info: 3494356219- 3298027943
www.teatrostudiouno.com – info.teatrostudiouno@gmail.comterzo

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PRESS|29 Nov-2 Dic|Sala Specchi

press

PRESS
Compagnia1.4
Teatro Studio Uno
29 Novembre-2 Dicembre | Sala Specchi
Produzione Matroos e Sala 14
Ideazione e Regia – Lisa Rosamilia
Di e Con – Alessandra Battaglia, Ludovica D’Erasmo, Miriam Frosoni, Claudia Latini
Testi e Luci – Marco Bilanzone
Musiche – Daniele Casolino
Sinossi
L’informazione che cerchiamo come traccia certa, racconto oggettivo del tempo per orientare una direzione di pensiero, è un percorso che diventa sempre più sfocato, i segni che proviamo a interpretare spesso si sciolgono in una pioggia di nozioni incostante e contraddittoria. Lo spettacolo di TeatroDanza “Press” parte dalla carta, elemento su cui vengono stampate ogni giorno milioni di informazioni, per portare l’attenzione al concetto di comunicazione, processo dinamico che avviene tra un emittente e un ricevente, e mezzo d’interazione necessario alla costruzione del senso d’identità.
La carta stampata prima osservata, elaborata, ordinata, prende spazio, si moltiplica, sovrasta, trasformandosi in un oceano di dati astratti, un bombardamento di nozioni sconnesse e scollegate dalla realtà. Le parole si infittiscono e confondono, diventano tratto indecifrabile che imprime la ricerca di un linguaggio nuovo, uno spazio neutro in cui ridisegnare la propria impronta nella vacuità del reale.
Note di Regia
Da uno studio di ricerca sul movimento in interazione con l’oggetto ‘carta’, e le conseguenti varie possibilità di forma e suono prodotto dalla carta stessa, nasce lo spettacolo “Press”, inteso come ‘stampa’, sentito come ‘pressione’.
Attraverso la parola corporea, in un ambiente sonoro in gran parte creato in scena con sonorizzazioni della carta, strappi, fruscii, battiti, crepitii, sussurri, vengono narrate trasmissioni di informazioni, scambi, ruoli, relazioni e cooperazioni. Dalla carta al segno, dal segno al messaggio, uno spazio cartaceo denso di racconto dove un foglio diviene mezzo narrativo e possibilità d’affermazione.
La giovanissima Compagnia1.4 nasce nel 2017, dopo un percorso di ricerca creativo-espressiva nell’ambito del TeatroDanza sviluppato negli anni da Lisa Rosamilia negli spazi del Centro di Arti Performative Sala14 di Monterotondo (Roma). Il gruppo 1.4 è un progetto corale parallelo a Matroos, compagnia fondata e diretta da Lisa Rosamilia nel 2005, come possibilità di indagine sul rapporto tra linguaggio coreografico, installazione scenografica e ambiente sonoro.
Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara)
Ingr. 12 euro. Tessera associativa gratuita
Gio Ven Sab h 21.00 – Dom h 18.00
Prenotazioni
Per info: 3494356219- 3298027943

COSI’ FAN TUTTE |22-25 Novembre | Sala Teatro

COSì FAN TUTTE

da Mozart e Da Ponte ai Tre Barba

Così_fan_tutte_22-25 novembre_Teatro- Studio-Uno_loc1

regia I TRE BARBA

con Lorenzo De Liberato, Alessio Esposito e Lorenzo Garufo

light designer Matteo Ziglio


produzione Teatro Studio Uno

Dal 22 al 25 novembre 2018

Teatro Studio Uno via Carlo della Rocca, 6 Roma

Debutta in prima assoluta al Teatro Studio Uno dal 22 al 25 novembre 2018 “Così fan tutte” spettacolo ispirato alla lirica di Mozart e Da Ponte, prima parte di un progetto originale e coraggioso de “I Tre Barba”: Lorenzo De Liberato, Alessio Esposito e Lorenzo Garufo che portano in scena attraverso la prosa, i libretti di due tra le più celebri opere liriche del settecento (“Così Fan tutte” e “Il barbiere di Siviglia” 14-17 febbraio 2019).

L’opera lirica viene spesso tenuta a distanza, soprattutto dai giovani, spesso per motivi puramente economici oppure perché ritenuta una forma d’arte-spettacolo lontana, superata e datata; in verità la lirica rappresenta un mondo eccezionale, fondamentale per la nostra tradizione artistica e culturale, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo.

Recitando i grandi libretti delle opere di Mozart e Rossini, “I Tre Barba” si propongono di far conoscere ad un pubblico popolare la lirica e opere che ai giorni nostri sono perlopiù sconosciute o soltanto sommariamente apprezzate.

Attraverso una scena minimale, tre sgabelli e pochi e significativi oggetti di scena, Lorenzo De Liberato, Alessio Esposito e Lorenzo Garufo recitano fedelmente e quasi del tutto integralmente i libretti, alternando alla recitazione intermezzi musicali, arrangiando le arie più celebri delle due opere, eseguiti rigorosamente in coro, a cappella, senza l’ausilio di alcuno strumento musicale.

Così fan tutte” è uno spettacolo di intrattenimento puro, divertente ed ironico che sfocia in una vera e propria parodia giocosa dell’opera lirica senza svilirne mai, al contempo, la purezza e la grandezza che la contraddistingue.

Così fan tutte – sinossi

Napoli 1700

In una bottega di caffè, i giovani ufficiali Ferrando e Guglielmo lodano la fedeltà delle loro fidanzate, rispettivamente Dorabella e Fiordiligi. Il loro amico, lo scapolo Don Alfonso, negando l’esistenza della fedeltà femminile propone loro una scommessa: dopo aver finto di partire per una guerra improvvisa i due giovani, travestiti da nobili albanesi, dovranno corteggiare insistentemente ognuno la fidanzata dell’altro. Guglielmo e Ferrando accettano di buon grado la scommessa ma, dopo un’iniziale resistenza da parte delle due ragazze, i giovani militari saranno costretti a ricredersi, dando così ragione alle parole di Don Alfonso “Così fan tutte”.

Così fan tutte” 22-25 novembre 2018

Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara).

Ingr. 12 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Sab ore 21.00, Dom. ore 18.00

Prenotazioni
https://urly.it/3s6k

Per info: 3494356219- 3298027943

www.teatrostudiouno.cominfo.teatrostudiouno@gmail.com

RICERCA PERMANENTE

  • MARE ANARCHICO
  • QUI’, ALTROVE
  • ANONIMA SETTE

LA VERA STORIA DI BIANCANEVE |Sabato 17 Nov ore 17 | Dom 18 Nov ore 11

LA VERA STORIA DI BIANCANEVE

biancanevestudio uno

Sabato 17 e domenica 18 novembre vi aspettiamo con il teatro per piccoli e grandi spettatori, per divertirci con i grandi classici rivisitati dalla compagnia dei Fiabivendoli, formata da Francesca ParlagrecoClaudio Caporizzo e Manola Rotunno

Ironia, divertimento e sorpresa per una Biancaneve come non l’avete mai vista…Sara’ andata veramente come ci hanno sempre raccontato? Scopriamolo insieme!

LA VERA STORIA DI BIANCANEVE
Sabato 17 – ore 17.00 – e domenica 18 novembre- ore 11.00-
Teatro Studio Uno

Ingresso 6 euro.
info e prenotazioni
info.teatrostudiouno@gmail.com
329.8027943 – 349.4356219

SCIABOLETTA|16-18 Novembre|Sala Teatro

16-18 Novembre | Sala Teatro
SCIABOLETTA| di e con Alessandro Blasioli

sciaboletta.jpg

“9 settembre ’43, 5.30 del mattino: una colonna di 40 auto nere sta valicando gli Appennini lungo via Tiburtina, direzione Abruzzo; in testa alla colonna una Fiat 2800 torpedo grigio-verde con i vetri oscurati e le bandierine italiane poste sopra i fanali anteriori”. Inizia così la fuga di Re Vittorio Emanuele Ferdinando Maria Gennaro di Savoia, a seguito della dichiarazione di armistizio proclamata dal generale americano Eisenhower. Districandosi nella notte fra i selvaggi paesaggi abruzzesi, Re Vittorio Emanuele III troverà non pochi problemi lungo la via per la salvezza: i presidi tedeschi, le bande di paese e l’ombra di Mussolini, che oscura la figura sovrana al punto da farla andare in escandescenza in una invettiva antifascista quanto mai attuale. La storia è nota: il vecchio re settantaquattrenne fugge verso la salvezza. Un comportamento più “reale” da parte dell’anziano sovrano avrebbe potuto evitare la disfatta? Con ironia, un linguaggio derivato dalla commedia dell’arte e una scenografia scarna, “Sciaboletta” tira fendenti e pone domande ad una società che pare stia entrando – ancora una volta – in un’epoca nazionalista e di malcelato odio del diverso.

Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara).
Ingr. 12 euro. Tessera associativa gratuita
Ven – Sab ore 21.00, Dom. ore 18.00

Prenotazioni
https://urly.it/3s6k

Per info: 3494356219- 3298027943
www.teatrostudiouno.com – info.teatrostudiouno@gmail.com

ASMA DI POESIA| Domenica 4 Novembre |ore 21:30

asma di poesia

Dal 28 ottobre 2018, ore 21.30, “ogni maledetta domenica” dell’antagonissima stagione 2018/19 del Teatro Studio Uno (Via Carlo della Rocca 6, Torpignattara, Roma), ASMA di Poesia, il fantomatico collettivo poetico del quadrante est della Capitale, sarà in questa indipendente e integerrima cornice artistica romana, a sderenarvi i reni, sviscerare i vostri io più reconditi e perversi, sobillare le vostre rivolte quotidiane, trasumanare i vostri peggiori incubi con i suoi versi, le sue voci, i suoi corpi, i suoi denti e artigli!

Di e con in ordine di disagio: Giovan Bartolo BottaMatteo MingoliDaniele Casolino, Lucrezia Lattanzio, Enzo TattiDaniele Capaccio e Alfonso Jfl Canale!

Con ospiti a sorpresa!

***

A.S.M.A (Ansia Socialmente Mentalmente Armonica)

“Chi Siamo, Chi Siamo Stati, Cosa Saremo Mai”

La Poesia è sostanzialmente un disturbo d’ansia somatizzato. O Forse molto di più. La Poesia è una nevrosi multiforme. Tanto Psichica Quanto Somatica. La Poesia è un Ossessione Compulsiva. La Poesia è Una Psicosi indelebile incisa nell’ipofisi del poeta dall’infame bisturi dell’esistenza. La Poesia è la faccia d’angelo della schizofrenia. La Poesia è la totale anestesia dell’apparato muscolo-scheletrico dovuta a cause ancestrali che annaspano nell’Oceano sommerso di quella menzogna sincera chiamata Subconscio. Il Poeta è un alchimista. Capace di convertire le proprie batoste in un verso. Se non avesse a disposizione il verso per chetare i manrovesci serviti in faccia dalla Vita, il Poeta sarebbe sicuramente un potenziale assassino seriale. Un omicida senza fissa dimora. Uno psicopatico giustiziere della notte! Roba da far impallidire di vergogna il nocchiero Charles Bronson!!! La Poesia non possiede risposte. Forse nemmeno domande. Ma ha in sé il privilegio di schiaffarti la verità davanti agli occhi. E la verità è che L’Universo non giudica! L’Universo non è Un Magistrato pronto ad insegnare alla gente come reggersi in piedi quando si va al cesso ad espletare le proprie funzioni fisiologiche. La Poesia essendo l’apice del lirismo universale, ragiona come L’Universo stesso. Non giudica. Anzi. Perdona anche quando punta contro l’indice, ed è sempre pronta ad auto-assolversi anche quando è stata sorpresa in flagranza di reato. La Poesia è lì distesa sul letto, nuda come una spogliarellista Parigina o come un Gigolò Boliviano, bella da mozzare il fiato, pronta a sussurrarti nell’orecchio la verità: Che tu dentro di te sei potenzialmente tutto: Assassino, Benefattore, Puttaniere, Crocerossino, Guardiano e Ladro, Santo e Peccatore, Paziente e Intransigente, Serio e Cialtrone, Fascista e Libertario! Anarchico e Ossessionato dal Codice di Hammurabi. Comunista e Individualista. Epico ma Lirico. Servo Spadroneggiante e Padrone Servile. Tu sei potenzialmente tutto questo miscuglio emotivo. Tu sei la chiave d’interpretazione dell’Intero Creato che è La Contraddizione. L’Intero Universo MultiDimensionale si regge sulla Legge Fisica del Coacervo di Contraddizione. Un Esempio? Basta pensare a quando si è innamorati o feriti nei sentimenti! Ed ecco sorgere dal costato la bestia mora del coacervo di contraddizioni! Lo Dice La Fisica Lo Insegna La Storia lo Sottoscrive La Poesia. Tu Sei Potenzialmente Tutto. E se così non fosse, vuol dire che sei solo un poeta. E allora forse la Poesia non è solo Poesia. Ma un farmaco Salvavita!

ASMA di Poesia

Ci piace dire il cazzo che ci pare!!!

***

INGRESSO A SOTTOSCRIZIONE LIBERA (TESSERA GRATUITA)

Vi aspettiamo dal 28 ottobre!

#asmadipoesia #staypoetry

***
INFO E CONTATTI:

Facebook: ASMA di Poesia
Email: asmadipoesia@gmail.com
Ufficio Stampa: Simona Pandolfi

Facebook: Teatro Studio Uno
Email: info.teatrostudiouno@gmail.com
Telefono: 3494356219
Indirizzo: Via Carlo della Rocca, 6,Torpignattara, Roma

OTELLO NON SI SA CHE FA|8-11 Novembre| Sala specchi

 

OTELLO NON SI SA CHE FA|

8-11 Novembre| Sala specchi

Otello locandina blanda

Troppo liberamente tratto dall’Otello di William Shakespeare adattamento e regia di Giovan Bartolo Botta con Claudia Salvatore e Giovan Bartolo Botta
progetto grafico: Leonardo Spina | costumi: SerigraFata di Francesca Renda
progetto scenografico: Fabio Liparulo Teatro Spazio 47
striscione Ultras Teatro: Fuori Registro di Nicola Micci

Non si sa che fa l’amore quando arriva. Non si sa che fa l’amore quando se ne va. Nella
Venezia di Shakespeare si ama parecchio. Piuttosto spesso. Le giornate sono oberate dai
doveri di guerra. Ma avanza tempo per riflettere sull’amore. Meglio ancora per viverlo a
fondo. Passarci attraverso. Farcisi divorare. Senza giudizio. Otello ama. Desdemona ama.
Iago ama. Cassio ama. Tutti amano qualcosa o meglio ancora qualcuno. C’è del
sommerso pronto ad esplodere. Se lo si trattiene si rischia il disagio psicosomatico. Se lo
si lascia andare a briglia sciolta ci si butta tra le braccia dell’ignoto. Il terreno sotto i piedi
sparisce. Il pensiero, l’azione cercano conforto nel cuore altrui. E forse fa bene benissimo
e forse fa male malissimo. Perché non si sa l’amore che fa quando arriva, non si sa
l’amore che fa quando se ne va.

Lo spettacolo “Otello non si sa che fa” è uno studio sull’amore senza giudizio. Quasi non
riflettuto. Ma vissuto unicamente attraverso il “conflitto di scena”, moto trainante dello
spettacolo. Gli attori/persone/personaggi evocano immagini attraverso i loro dialoghi. Tutto avviene in quel preciso istante. In quel luogo, a quell’ora. Tutto al presente.Tutto nel presente. Ora. La messa in scena è inoltre uno studio sul teatro dell’ascolto che si dà la possibilità di essere diverso ogni sera. Fanno tutto gli attori. Il lavoro sporco come quello pulito. Non ci sono scappatoie o vie di fuga. Conta solo portare a casa la serata.
No esigenze audio/video. Piazzato bianco su quintatura nera. Luci di sala accese.

IL MEGA MAGO DEL MAGGIKISTAN|25-28 Ottobre| Sala Teatro

IL MEGA MAGO DEL MAGGIKISTAN|

25-28 Ottobre| Sala Teatro

Regia di Luca Laviano e Riccardo Maggi
Con Luca Laviano Dimitri D’Urbano Elisabetta Girodo Angelin

MegaMago-StudioUno-WEB

Caro fans cleb e caro di tutto pubblico,
Da quando che io ha lasciato lontano Maggikistan è passato tanto di tempo. Decisione ha stata molto dificcile: prima Megapapà mi ha corcato di botte, poi abandonatto allevamento di vacche da latte di Maggikistan, poi Megapapà corcato di botte. So arivato qua in terra di pacchia – o come dice noi a Maggikistan – di “pakkia” pe insegui mio sogno in armadietto di diventà Mega Mago. E qui io ha conosciuto mia fedele asistente e concubina Felafel. Ma proprio quando io ha arrivato di apice di fama e ricchezza, ha capito che forse magia no è così igienica pe tutta umanità. Mò qua non può dire tutto pecché ha pochi caratteri e pecché sennò spoilo. Ma soprattutto pecché alle 7 c’ho eppi auar co mio amico Er Frappa.

Quindi tu viene di teatro”.

Mega Mago da Maggikistan.

IL MEGA MAGO DAL MAGGIKISTAN

Info.teatrostudiouno@gmail.com
329.8027943 – 349.4356219

Teatro Studio Uno – Via Carlo della Rocca, 6

349 4356219 – 329 8027943 | info.teatrostudiounogmail.com

Prenotazioni: https://bit.ly/1mljBde

IL FIGLIO DI BAKUNIN | 18-21 Ottobre |Sala Teatro

IL FIGLIO DI BAKUNIN | 18-21 Ottobre| Sala Teatro43530814_251530478842373_2377426700855148544_nIl figlio di Bakunìn
Di Sergio Atzeni

Adattamento e regia
Marco Usai

Con
Marco Ceccotti. Tiziano Caputo, Piero Grant, Valeria Romanelli

Disegno luci Matteo Ziglio
Scenografia Giuseppe Grant

“Vai a Guspini, i guspinesi hanno buona memoria, era un loro compaesano, sanno tutto, se chiederai racconteranno. E scoprirai quel che resta di un uomo, dopo la sua morte, nella memoria delle parole altrui.”

Tutti conoscono Tullio Saba, noto nel suo paese come il figlio di Bakunìn. Tutti hanno condiviso con lui un pezzo della propria vita e si sentono, quindi, in diritto di parlarne, soprattutto se è un giornalista estraneo a chiedere di lui. Ma nei ricordi di ogni persona si aggiunge un dettaglio, una peculiarità sul carattere e sulla vita di Tullio Saba che arricchisce e contraddice l’intervista fatta precedentemente. Ogni narratore nel parlare del figlio di Bakunìn racconta anche una parte della propria vita, così che alla fine di ogni resoconto si aggiunge all’esperienza di Tullio quella di chi lo ha conosciuto.
Alla fine del viaggio, la storia di quest’uomo viene creata dalle testimonianze popolari, che attraverso i resoconti e la memoria diventa racconto e leggenda.

Sinossi
Tullio Saba è un uomo che vive nella memoria delle persone che ha conosciuto e rivive nei racconti di chi è chiamato a parlare. Un giornalista si aggira tra Guspini e Cagliari, chiedendo chi fosse il figlio di Antoni Saba, un calzolaio anarchico soprannominato Bakunìn; intervista ex colleghi di miniera, donne che lo hanno conosciuto da ragazzo o che lo hanno amato, avversari politici, giudici, carabinieri e gente del posto.
La sfortuna dei Saba, famiglia di commercianti, comincia con l’avvento del fascismo e Tullio si forma come ragazzo proprio nelle giornate passate in miniera a lavorare lontano da casa. Per alcuni era uno lavoratore mediocre, per altri un ragazzo onesto che contribuiva al sostentamento della famiglia portando i soldi alla madre, rimasta presto vedova. Nella fatica e nelle giornate buie si rafforza il rapporto con quei colleghi che presto diventeranno suoi stretti amici e compagni politici. L’omicidio del direttore della fabbrica, per cui Tullio Saba viene processato con altri colleghi e poi tutti assolti, e la seconda guerra mondiale portano Tullio lontano dalla Sardegna: c’è chi dice sia stato insignito dagli americani di una medaglia d’argento, chi invece afferma di averlo visto a Napoli fare traffici loschi con un camorrista di nome Gennaro. Al ritorno, la situazione politica non è cambiata, lo scontro tra padroni e sindacati si fa sempre più duro: vittorie parziali per i diritti dei lavoratori che spesso hanno il sapore della sconfitta. Passa poco tempo: Tullio Saba incontra e si unisce, questa volta, ad un complessino musicale che gira per il territorio della Marmilla tra feste e matrimoni. Per alcuni era un cantante mediocre con una voce insignificante, per altri un conoscitore della musica straniera portata in Italia dagli americani. Serenate, litigi per una donna promessa sposa finiti in rissa e ossa rotte. Quando però la maturità chiama Tullio al suo ingresso in politica, la distanza tra la rivoluzione immaginata e il lungo percorso di lotta che bisognava intraprendere per realizzarla finisce per demoralizzarlo, per farlo chiudere nei suoi ricordi. Per alcuni era un politico onesto che parlava con parole semplici alle masse, per altri uno sporco approfittatore delle situazioni più dure. Discendente di cavalieri sardi e capopopolo giusto, oppure politico cinico, ambizioso, pronto a sfruttare le disuguaglianze? Anarchico, minatore, uomo di lotta, folle, manipolatore, ladro? Ribelle, lavoratore, morto in patria o scappato all’estero con le proprie ricchezze. Le opinioni su Tullio Saba non consegnano al giornalista un ritratto uniforme e chiaro, ma delineano la figura di un uomo libero le cui sfumature si perdono nella memoria di chi lo ha conosciuto e diventano leggenda.

L’adattamento e lo spettacolo hanno come obiettivo quello di rimanere fedeli alla struttura del romanzo di Sergio Atzeni in cui prendono la parola un gruppo eterogeneo di voci collegate dall’interesse comune per la figura di Tullio Saba. Nella trasposizione scenica si mantiene saldo il rapporto tra i personaggi e i luoghi che fanno da sfondo ad una storia che diventa leggenda e, in quanto tale, universale.
La porta della memoria viene realizzata scenograficamente e divide lo spazio in due ambiti: quello in cui i ricordi sono appena richiamati e quello dove vengono realizzati con chiarezza tramite il filtro del giudizio che ogni personaggio utilizza. Due panche al centro della scena rappresentano la piazza del paese e contemporaneamente gli strumenti del gioco del racconto, mentre una cassapanca sullo sfondo fornisce abiti e piccoli strumenti centrali nelle narrazioni.
Le possibilità di adattamento dell’opera di Atzeni sono molteplici e diverse tra loro; in questa occasione si è scelto di soffermarsi sulla storia delle persone che prendono la parola collegata agli avvenimenti nazionali, raccontata attraverso le voci della provincia, tra gli anni ’20 e ’50 del secolo scorso in cui la società subisce e si fa complice, allo stesso tempo, di epocali cambiamenti politici, economici e culturali. Lo strumento della messa in scena è la narrazione, attraverso cui i personaggi richiamano, oltre la figura di Tullio Saba, i fatti più importanti dell’epoca, come le visite di Mussolini nelle province, gli accordi sindacali, i comizi ai contadini e ai proletari che avevano preso coscienza di classe, l’arrivo della musica straniera, il desiderio di costruire un avvenire migliore per liberarsi da una realtà triste e deludente. La storia mondiale e quella personale sono fortemente legate tra loro e i brevi richiami, che ogni personaggio fa risaltare durante la propria intervista/monologo, danno la possibilità di contestualizzare il particolare nell’universale. Il figlio di Bakunìn è un breve viaggio che dura trent’anni, durante i quali verità e finzione contribuiscono a sviluppare la leggenda di Tullio Saba, e a creare la Storia nella memoria collettiva.

Teatro Studio Uno – Via Carlo della Rocca, 6

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