“MARY PIENA DI GRAZIA” 11-14 DICEMBRE

11-14 DICEMBRE -Lori/De Lipsis “MARY PIENA DI GRAZIA” – e “ALL IN” di Roberto Nugnes

11-14 Dicembre -Sala Teatro

 

“MARY PIENA DI GRAZIA”

Mary piena di grazia def

 

MARY PIENA DI GRAZIA
ovvero 
Parabola storta di una “Mater dolorosa” crassa, sbilenca e profana

Conosci Mary? Non è beata, non è famosa; il Signore non è con lei, non c’è mai stato e difficilmente ci sarà; non è benedetta tra le donne e tantomeno lo è il frutto del suo seno che si chiama come si chiama e al momento non si trova; è tutto fuorché santa; fa la mamma; non prega per noi peccatori, non l’ha mai fatto e mai si metterà a farlo. Se poi muori, amen, anche se amen non sa cosa significhi. 

Altro da dire? Ah sì: è madre di un Cristone con una testa così e straborda di grazia. 

Sicuro che non l’hai già conosciuta? 

Lo spettacolo è la parabola tragicomica di Maria, una stracciarola, ignorante e chiassosa, che aspetta di avere notizie o di poter incontrare quel “cristone di suo figlio” del quale si sa poco o nulla dal giorno del probabile arresto per vicende terroristiche non meglio specificate. In questa attesa la donna snocciola nomi e personalità di tutti coloro che dovrebbero essere presenti con lei in quel momento e non lo sono: con il suo linguaggio sgangherato, sincopato e buffissimo, dà vita ad un teatrino spassoso, ma spietato: nessuno infatti verrà a rispondere alle sue domande, né avrà modo di vedere il figlio, che resterà un fantasma, o probabilmente lo è già.

Partendo dal testo tarantiniano il nostro lavoro punta a sdoppiare la voce recitante di Maria, una Madonna laica e viscerale, in due anime che rappresentano due aspetti confliggenti e complementari della stessa persona. Una parte sembra vedere solo il presente e prendere a pugni (con le parole) ogni piccolo-grande ostacolo che incontra; l’altra invece intravede il futuro, quello che la aspetta, se ne fa carico e cerca di persuadere l’altra sé a guardare in faccia la realtà, anche attraverso le voci dei diversi personaggi assenti chiamati in causa.

In scena ci sono due donne, vestite in modo vistoso e azzardato; sono nello stesso spazio, con loro due piccole sedie o sgabelli pieghevoli, una grande valigia e nel mezzo un ingombrante mucchio di stracci, vestiti e cianfrusaglie di vario genere, che copre totalmente una sagoma da morto disegnata in terra, stile “scena del crimine”. Sono in attesa di sapere cosa è successo al loro unico figlio di cui non hanno più notizie e che si dice sia stato arrestato perché coinvolto in una “faccenda politica” poco chiara. Le due Marie aspettano anche tutta una serie di persone che a vario titolo dovrebbero essere lì con loro e che puntualmente non si presentano, adducono scuse o tacciono. Tutti questi fantasmi rivivono tramite una personalissima litania verbale, simile ad un salmo a-religioso con cui le due donne si fanno eco in un dialogo continuo, sempre più serrato e musicale, spesso ironico e grottesco, che attraversa tipologie dialettali e tipologie sociali differenti. Per ogni figura mancante ci sono uno o più oggetti da trovare nel mucchio di cianfrusaglie, riconoscere, dargli un significato nella storia e un posto nella grande comune valigia che le due Marie preparano nell’attesa. Tra i grandi assenti ci sono il padre del ragazzo, le sue insegnanti, la sua fidanzata di nome Maddalena, i servizi sociali, il prete del catechismo, il commissario di polizia Ponzio che lo dovrebbe avere in custodia, il giudice Caraffa che potrebbe autorizzare un colloquio col presunto detenuto, persone in carne ed ossa o fantasmi di istituzioni che dovrebbero dare spiegazioni a chi non è in grado di capire o sostenere un proprio caro: eppure non lo fanno. Si instaura così un dialogo a più livelli tra chi c’è e chi non c’è e tra chi presagisce il finale e chi non lo vuole vedere; il tutto continuando spasmodicamente a mettere ordine al caos di oggetti finché lo spazio è pulito, vuoto, tutto è riposto e resta in terra solo “il perimetro” di un cadavere.

La valigia è pronta, le due Marie lasciano il luogo dell’attesa perché tutto ha trovato un posto, probabilmente anche il figlio, la cosa migliore che hanno fatto in vita e che non hanno più; solo loro due un posto non ce l’hanno o non lo vogliono accettare: così non aspettano più nessuno, non anno retta né conto più a niente, non sopportano oltre, semplicemente vanno via, forse partono, sicuramente scelgono da sé di che vita morire. Maria non sarà la Madonna della situazione, perché la sua non è una Sacra famiglia e mai lo è stata e il finale della sua parabola, che tutti sembrano

sapere ma nessuno si azzarda a dire, finché può, se lo scrive da sé.

Ad accompagnare e sottolineare la presa di coscienza collettiva delle due voci, e il progressivo scorrere del tempo, che segue fedelmente i quattro quadri più appendice previsti nel testo, un assetto di luci che da realistico, si distorce via via, come la realtà dei fatti che va man mano prendendo forma.

11 – 14 dicembre ore 21.00
Teatro Studiouno Via Carlo della Rocca,6


di
A. Lori e F. de Lipsis 
diretto ed interpretato da
Annalisa Lori e Flavia de Lipsis
Luci:
 Pietro Dattola
Grafica:
 Flaminia de Lipsis 
Si ringraziano
 Luca Cusella e Lavinia Silvestrelli

Info e prenotazioni:
349-1837752 / 349-3513513 / 349-4356219
info.teatrostudiouno@gmail.com

GIO-DOM ORE 21

INGRESSO 10 €

TEATRO STUDIO UNO, VIA CARLO DELLA ROCCA, 6

 INFO: info.teatrostudiouno@gmail.com

349 4356219 – 328 3546847 – 329 8027943

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