CAPINERA – 28-31 Gennaio –

Locandina Capinera

 

Dal romanzo di Giovanni Verga

CAPINERA

DI E CON ROSY BONFIGLIO

DAL 28 AL 31 GENNAIO, TEATRO STUDIO UNO, ROMA

Sotto il sole novembrino di un pomeriggio di un anno fa, a bordo di una vecchia e precarissima BMW guidata da una signora adorabile e un po’ matta, con dei compagni di viaggio speciali con cui condividevo una breve e indimenticabile tournée siciliana, il mio amico Matteo Tarasco mi dice “Secondo me dovresti approfondire Verga, sono certo che ti si aprirebbe un mondo…”.

Prendo quelle parole e le metto in tasca: intuisco immediatamente che sarebbero state molto più preziose di un semplice consiglio.

Pochi giorni dopo ritorno a casa. Tappa immediata Feltrinelli: compro “Storia di una capinera.

Inizio a leggerlo e lo divoro in poche ore. Ho le lacrime agli occhi, il cuore gonfio. Penso che Matteo aveva ragione, che anche a me, proprio come alla Maria del romanzo, un immenso orizzonte si sta schiudendo dinanzi.

Comprendo da subito che quelle pagine raccontano molto di più di una semplice storia di amore mancato e monacazione forzata, sento forte e chiaro che dentro di me stanno incidendo un taglio destinato a farsi voragine.

Ed è lì, dentro quella voragine scavata giorno dopo giorno dall’inesauribile lettura e rilettura, che ho trovato l’urgenza, la necessità profonda di mettere in scena questo testo, e di farne un piccolo manifesto di libertà, con cui battezzare l’inizio di un mio percorso indipendente di ricerca artistica.

 C’era una volta…

una fanciulla condannata alla monacazione da un destino familiare sfortunato. Non ancora compiuti i voti, durante l’epidemia di colèra che colpisce Catania alla fine del 1800, la giovane Maria torna temporaneamente in campagna, dalla sua famiglia: pochi mesi per scoprire cosa ci sia oltre i muri claustrali del convento, per affondare completamente nella natura con tutte le sue forme di vita, per animarsi del calore umano di affetti familiari, per prendere coscienza dell’impeto vitale di tutte le cose del mondo e della bellezza di goderne in piena libertà, come padroni assoluti del proprio tempo e del suo prezioso impiego. Pochi mesi per conoscere dolorosamente l’amore per un uomo, esplosione assoluta di impulsi sconosciuti e ingestibili per una piccola anima fragile e digiuna di esperienze, lacerata e annientata dalla potenza di quanto si configura come un desiderio sbagliato e proibito, un cancro, una orribile malattia che la porterà alla morte, una volta rientrata in convento. Mentre il colèra cessa di infierire su Catania, il morbo invincibile dell’”amore-vita” trascina la piccola capinera in una caduta libera verso la pazzia.Come una tragica Cenerentola, Maria sconta i soprusi di una matrigna gelida e indifferente, le debolezze di un padre troppo devoto alla moglie, le angherie di un destino che non perdona la libertà, piuttosto la condanna.

 

Io sono meno di una donna, io sono una povera monaca, un cuore meschino per tutto ciò che oltrepassa i limiti del chiostro, e l’immensità di quest’orizzonte che le si schiude improvvisamente dinanzi l’acceca…”.

 

E’ tra queste righe che mi è apparso magicamente il cuore pulsante di una storia tanto commovente e apparentemente fuori tempo, eppure a mio avviso estremamente attuale, se non addirittura archetipica.

Decontestualizzata dalla tematica religiosa e dalla collocazione spazio-temporale verghiane, Maria incarna perfettamente un conflitto da tipica eroina tragica, pagando con la vita il prezzo della dolorosa scoperta del senso critico, inteso come coscienza, sguardo personale sulla realtà.

Quale realtà? Quella che “le si schiude improvvisamente dinanzi” non appena, temporaneamente sciolta dalla clausura del convento, comprende la prodigiosa possibilità di essere libera: libera di apprezzare le gioie della vita, degli affetti, del creato, libera di fantasticare, sognare, amare, nutrire speranze, desideri, libera di comprendere cosa sia giusto o sbagliato, sgretolando – fino ad abbatterlo irrimediabilmente – un muro opprimente di convinzioni imposte dalla morale comune.

Come un piccolo Edipo al femminile, Maria si mette in viaggio, seppur inconsapevolmente, alla ricerca della propria verità, scontrandosi con l’inevitabile dualità dei sentimenti umani e con la difficoltà di appropriarsi di una giovinezza fino a quel momento castrata e mortificata.

“Vorrei essere bella come quello che sento dentro di me”.

Maria riconosce la nobile purezza della “mostruosità” che il mondo le incrimina, ma è drammaticamente imprigionata nella propria irreversibile condizione.

Uno sconfinato panorama le si è spalancato alla vista, ma le viene brutalmente negato il diritto di spiccare il volo, cosicché, nell’impossibilità di richiudere le metaforiche imposte di quella finestra, l’inevitabile destino a cui è condannata è l’abisso della follia prima, della morte poi.

Verga ci consegna col suo romanzo un“cofanetto” delle lettere in cui Maria sigillava i propri pensieri, una sorta di “testamento emotivo” che questa messinscena traduce in un eterno ritorno del ricordo nelle parole, un passato che si srotola senza spazio e senza tempo fino a farsi delirio, all’interno di un presente metafisico in cui quanto è avvenuto, come diceLa Madre dei “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello,“Avviene ora! Avviene sempre!”.

Una piccola Maria credo nasca continuamente in ognuno di noi, ogniqualvolta intraprendiamo il viaggio verso un nuovo “Accecamento” da cui lasciarci sorprendere, consapevoli che da certe rive della coscienza, dolorosamente ma anche fortunatamente, non si fa ritorno.

Rosy Bonfiglio

Teatro Studio Uno Via Carlo Della Rocca, 6 (TORPIGNATTARA)

PRENOTAZIONI http://j.mp/prenotaTS1
INFO: 349 4356219 – 329 8027943 . info.teatrostudiouno@gmail.com

Ingresso 10€ – Tessera Associativa Gratuita

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