ERA MEGLIO SE FACEVO L’ATTORE |18-21 Gennaio |Sala Specchi

 

locandina A3 alta qualità

Di e con Andrea Onori
Consulenza artistica Mariagrazia Torbidoni
Produzione virgolatreperiodico

Teatro Studio Uno
18-21 Gennaio (Sala Specchi)

ho fatto a pezzi cuore e mente
per cadere in servitù di parole?

Affidarsi allo scheletro della troppo, troppo solida opera per gettare lo sguardo più in là. Allontanarlo dalla nebbia e farlo sedere su un palco. Sopra c’è Andrea, attore. E Amleto, aspirante tale. I due si guardano, ma non si riconoscono. Devono fare qualcosa, ma non sanno da dove iniziare. Aspettano.
Su una cosa sono d’accordo: l’Adanimarca oggi non è il migliore dei mondi possibili. Non tanto per la guerra, ma perché nessuno prende le cose sul serio. Servi e padroni non combattono più: vanno a banchetto insieme e si scambiano sorrisi in televisione? Ai meritevoli è chiesto di farsi da parte, mentre assassini e bugiardi siedono sullo scanno più alto? E chi a fatica riesce a conquistare il suo guscio d’uovo passa il tempo a volerlo difendere, guardando chiunque si avvicini con sospetto e terrore.
Solo a teatro le cose sembrano andare bene. Per questo tutti vogliono fare gli attori.

Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara).
Ingr. 12 euro. Tessera associativa gratuita
Giov – Sab 21.00 / Dom ore 18.00

PRENOTAZIONI http://j.mp/prenotaTS1
Per info: 3494356219- 3298027943
www.teatrostudiouno.com – info.teatrostudiouno@gmail.com

partendo da una premessa, questo è un format, posso garantirvi che la fedeltà al testo ed alle trovate sceniche è ben lontana da quella del testo originale di John Buchan e soprattutto dalla messa in scena Londinese, chi ha visto le due versioni può confermarvelo, siamo partiti da questo adattamento e lo abbiamo portato ai nostri ritmi ed al nostro modo di fare teatro, basti pensare che l’originale dura circa 30 minuti di più pur avendo le stesse scene, il cinismo il sarcasmo e l’humor nero fanno parte delle nostra cifra comica, forse si può dire che sotto questo aspetto siamo vicini agli inglesi.

Nello spettacolo i personaggi sono (ben) caratterizzati e diversificati tra loro piu da accenti o

difetti di pronuncia che dai costumi. La scelta di introdurre dialetti italiani nell’adattamento di un
testo inglese è stata dettata semplicemente dalla necessità di sostituire gli originari localismi
linguistici, oppure da una vostra precisa scelta registica (magari dalla volontà di aumentarne il tasso
di comicità)?

Il testo prevede una serie di dialetti, messi credo sia per caratterizzare più i personaggi che per scatenare ilarità, portandolo in Italia abbiamo dovuto adattarlo ai nostri anche se abbiamo evitato di fare dei dialetti veri e propri, prendendo per lo più delle cadenze, questo di conseguenza aumenta la comicità, anche se credo che la forza di questo spettacolo sia più sulla comicità di azione che di parola.
Una scenografia estremamente essenziale si coniuga a un impatto palpabile sul pubblico, in cui a
esaltarsi sono l’istrionica abilità degli attori di muoversi in scena e la loro capacità di “cambiare
ruolo” agli oggetti. È una tecnica già sperimentata dalla compagnia e/o dalla regia, o è stata
applicata unicamente alle esigenze di questo spettacolo?

Ecco una delle differenze dall’originale, dove gli attori giocano in una scatola nera portando oggetti in scena, noi abbiamo optato per togliere le quinte e far vedere tutto quello che avremmo usato e tutto quello che avremmo indossato, a far chiedere al pubblico ora cosa ci faranno con quell’ oggetto? Abbiamo sfruttato tutte le nostre capacità istrioniche ed abbiamo cercato di far rivivere quella sensazione che si ha da bambini dove un qualsiasi oggetto si può trasformare ad esempio una semplice bottiglia può diventare Exalibur.

Quello che è sperimentato dalla compagnia è  lavorare su sceneggiature di film, forse anche per un tipo di stile di regia si avvicina molto al nostro modo di fare, per il resto è tutto figlio di sperimentazioni ci piace prenderci nuove sfide

Una curiosità finale sui quaranta personaggi interpretati solamente da quattro attori, quindi, tutti al
maschile. Quale significato attribuite a questa scelta: modo per estremizzare la portata comica
dell’adattamento, semplice necessità dettata dall’indisponibilità di attrici, what else?

Ahahah è colpa mia cioè del regista, leggendo vari cose su i 39 scalini ho letto che la prima versione era fatta da quattro uomini, e questa cosa mi ha intrigato, far fare le donne agli uomini comunque può essere un grosso vantaggio o uno svantaggio dato dal fatto che potresti scimmiottare un ruolo femminile, ma se lo pensi come un personaggio e non cadi negli eccessi può rendere la cosa più divertente ed intrigante.

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