UBU ME |24 Novembre-4 Dicembre|Sala Teatro

UBU ME

|24 Novembre – 4 Dicembre| Sala Specchi

| regia DivisoPerZero| con Francesco Picciotti e Francesca Villa

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Ubu è un essere terribile, disgustoso, deforme. Il centro del suo mondo è la pancia, la grande spirale, sproporzionata rispetto al resto del corpo. E’ nel suo letto, immobile, attorno a lui i resti delle atrocità che ha commesso: teste, braccia, scalpi, volti. Sono questi resti a ricordargli la sua storia, a raccontargliela e a fargliela rivivere sempre, senza pentimento, senza rimorso. Perchè ubu non ne ha, non ne vuole, non ne ha bisogno. Ubu non dubita mai di se stesso, non teme conseguenze, non ha paura, se non per la propria vita. I due burattinai sono due improbabili sacerdoti che, a differenza dei preti veri, riescono effettivamente a far rivirere l’oggetto della loro celebrazione. Come succede, o dovrebbe succedere nel teatro, più o meno.

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Ripercorrono alcuni momenti dell’opera di Jarry cercando di coinvolgere il pubblico in una funzione pata­religiosa. Che sarebbe la scienza delle religioni improbabili.

Una versione dell’Ubu Re di Jarry tutta su un tavolo, un altare, con pupazzi, ombre, burattini e marionette da tavolo. Un tavolo disordinato che, si rivelerà, essere il campo di battaglia, con resti sanguinanti. Solo che i cadaveri sono pupazzi e la carne e il sangue sono stoffa e imbottitura. Da qui partiamo per raccontare la storia, anche lei fatta a pezzi, senza pietà. Due burattinai/sacerdoti che fanno tutto da soli: parole, musiche, silenzi, ombre e luci affannandosi nel racconto. Hanno anche costruito i pupazzi e la pancia.

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Lo spettacolo inizia con due burattini, madre e padre ubu, piccoli e buffi, come solo i burattini sanno essere. Apparentemente inoffensivi. Ma la fame insaziabile di Padre Ubu, alimentata dall’avidità di Madre, lo renderà grande, forse grasso e la scena cambierà, occupata per metà dalla grande pancia a spirale di lui. Ogni cosa si svolgerà dentro, intorno o sopra di essa. La pancia è il centro di tutto. Il testo è in parte fedele a quello originale ma rimanipolato per poter essere rappresentato in due; in parte, per suggerire una sorta di rito, ci sono delle aggiunte ispirate al rito più comune dalle nostre parti: la messa cristiano/cattolica.

Ma il nostro sacrilego cristo da resuscitare sarà Padre Ubu. Il pubblico, come a messa, è fintamente invitato a partecipare, senza spontaneità, secondo forme prefissate, per dargli l’idea di essere parte di qualcosa.  Le musiche sono sporche, aleatorie, disperate. Come gli uomini, figli di Ubu.

UBU ME | 24 Novembre-4  Dicembre 2016 | Sala Teatro

Gio-sab ore 21- Dom ore 18 – Ingresso 10€ – Tessera associativa gratuita

Teatro Studio Uno, Via Carlo Della Rocca, 6 –

INFO E PRENOTAZIONI 349 4356219-329 8027943

info.teatrostudiouno@gmail.com

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